dal sit-in in piazza all’horror tour

PESCARA. La sentenza di Bussi di assoluzione e prescrizione per i 19 vertici e amministratori della Montedison è stata una doccia gelata per i due pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli e per le...
PESCARA. La sentenza di Bussi di assoluzione e prescrizione per i 19 vertici e amministratori della Montedison è stata una doccia gelata per i due pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli e per le parti civili, le associazioni ambientaliste che tra oggi e domani chiamano a raccolta i cittadini per un sit-in sotto la voce «vergogna». La procura, invece, aspetterà di leggere le motivazioni della Corte d’Assise di Chieti presieduta da Camillo Romandini per passare al contrattacco: il ricorso in appello a cui, molto probabilmente i due pm ricorreranno. Intanto, continua ad alzare la voce il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che subito dopo la lettura del dispositivo di sentenza aveva annunciato: «Chiederemo in danni». Ma anche ieri il ministro si è soffermato ancora sul verdetto. «Le sentenze si rispettano», ha deto Galletti, «ma questa è inspiegabile. Diciamo che siamo molto curiosi di leggere le motivazioni», quelle che saranno depositate entro 45 giorni. «Ed è certo che ci costituiremo parte civile». Poi, il ministro si è soffermato sulla prescrizione dei reati ambientali perché nel processo di Bussi il disastro doloso è stato derubricato in colposo per cui è intervenuta la prescrizione. «I reati ambientali devono essere puniti anche con la reclusione», dice il ministro, «chi inquina non deve solo pagare ma deve andare in galera. Va punito con sanzioni più severe, anche penali se necessario» ha detto. Secondo il ministro dell'Ambiente un valido aiuto potrebbe essere allungare i tempi della prescrizione: «I reati ambientali richiedono tempi lunghi per essere accertati, e oggi la prescrizione è troppo breve. In Parlamento c’è un disegno di legge sugli eco-reati», ha proseguito, «che è idoneo per allungare i tempi della prescrizione e che presto verrà discusso».
La sentenza della Corte d'Assise di Chieti ha stabilito che il disastro ambientale è certo, anche se colposo. Così, per decenni settecentomila persone della Val Pescara hanno bevuto acqua con ogni sorta di prodotto inquinante, come certificò la relazione dell'Istituto Superiore di Sanità depositata al processo, ma in questa «zona martoriata», come l'ha definita il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, a causa di questa vicenda il lavoro è fermo e, in particolare, il turismo. Di questo si sono lamentati con Di Marco «cooperative e operatori del posto» che il presidente ha incontrato ieri mattina. «Non mi sorprendo», ha commentato il presidente della Provincia nel commentare la sentenza, «sapendo che siamo in Italia. E’ sintomatico di come la politica e le istituzioni siano ridotte a un livello di retroguardia rispetto a poteri economici importanti: questo fa rabbrividire».
Il primo grado del processo di Bussi si è chiuso tra l’incredulità e lo sdegno delle associazioni ambientaliste mentre resta ancora aperta la domanda fondamentale che ha accompagnato questi anni di processo, i tempi della bonifica della mega-discarica. (p. au.)
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