Dall’operaio al marittimo, una lunga scia di dolore

La scorsa settimana, a Teramo, un 25enne è precipitato dal cantiere di una chiesa A novembre un filippino è stato colpito alla testa dalla gru della nave Micoperi
ORTONA . Dietro ogni numero c’è un nome, sempre. Le statistiche sugli incidenti nel lavoro raccontano dati e percentuali. Dietro ci sono storie, famiglie, amici, città, luoghi. Ieri, a Ortona, l’ennesima vittima. Un autotrasportatore che durante l’azione di carico del grano sul proprio camion, è rimasto schiacciato tra la motrice e il rimorchio. È solo l’ultima tragedia che ha strappato alla vita un uomo che stava svolgendo “solo” il suo lavoro. L’ultima, poiché in Abruzzo, come in tutta Italia, le morti bianche sono diventate un numero consistente, che non si arresta. L’incidente mortale di ieri, ha immediatamente riacceso i riflettori riguardo il tema sicurezza sul lavoro e ha subito riportato ai due episodi accaduti di recente sempre nella cittadina adriatica.
morto a bordo di una nave
L’8 novembre dello scorso anno, infatti, il marittimo filippino Mark Canete Pepito di 41 anni è morto dopo essere stato colpito alla testa dalle fasce dell'imbracatura e dal materiale caduto per poi essere sbalzato in acqua. L’uomo era a bordo del Micourier 2, ormeggiato nel porto di Ortona, una nave solitamente impiegata come supporto alle piattaforme. L'incidente è avvenuto mentre erano in corso le operazioni di trasbordo del carico, per via del cedimento strutturale dell'imbracatura che ha portato alla caduta del materiale che era al suo interno. Il marittimo è stato recuperato dal mare direttamente dai suoi colleghi, ed era ancora in vita all'arrivo del 118. Trasferito quindi, verso il pronto soccorso dell'ospedale di Pescara, in elicottero, dove è morto poco dopo.
CORRIERE FINITO IN UN FOSSO
Altro tragico episodio, quello del 12 dicembre 2022. A perdere la vita Franco D’Alessandro, corriere di Amazon di 41 anni originario di Pescara. L’uomo, mentre era al lavoro, si è ritrovato in un fossato impraticabile e il mezzo su cui viaggiava per fare consegne si è fermato. A quel punto il ragazzo è sceso dal veicolo per portare pacchi a domicilio, ha provato a spingere il furgone ma si è sentito male. Così ha preso il telefonino e ha chiamato i soccorsi chiedendo aiuto. Ma il 118 non è arrivato in tempo: subito dopo quell’ultima chiamata D’Alessandro è morto.
PRECIPITATO da 10 metri
A Teramo, nel cantiere aperto per la ristrutturazione post-sisma della chiesa di Sant’Agostino, il 13 aprile scorso, è morto Ibrahima Dramè, di origini senegalesi. Il giovane di 25 anni è precipitato da un’altezza di dieci metri mentre stava lavorando insieme con un collega. Quest’ultimo, un 43enne di Atri, è finito su una bancata che lo ha salvato. Per Dramè, invece, non c’è stato nulla da fare: è caduto a terra dopo un volo di dieci metri.
ALTRE VITTIME NEL TERAMANO
Nel Teramano, purtroppo, altri episodi da aggiungere al tristissimo elenco. Dino Trignani è morto nell’esplosione mentre lavorava nel piazzale esterno di una ditta di fuochi d’artificio di Caprafico. Il 49enne operaio di Giulianova Antonio Fanesi colpito alla testa da un macchinario mentre lavorava alla Metallurgica Abruzzese di Mosciano. E ancora, Roberto Scipione, operaio 52enne di Bisenti, era salito sul tetto del capannone per installare pannelli fotovoltaici. Era arrivato sulla sommità attraverso un’impalcatura montata lungo una parete esterna dello stabilimento: in pochi istanti è precipitato all’interno sfondando un lucernario. Un bollettino che fa spavento e che si aggrava dopo quello che è accaduto ieri a Ortona. Sconcerto e rammarico. Indignazione e rabbia. E una irrefrenabile voglia di giustizia. Questo rimane.(b.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

