Damiani: «Il fiume va pulito regolarmente»

Il biologo spiega i motivi dell’insabbiamento e invita a fare interventi costanti sul corso d’acqua
PESCARA. «Il dragaggio serve per la portualità, ma anche per liberare la foce da fanghi e sedimenti».
E se «l’alluvione del 2013 con una portata di 900 metri cubi di acqua al secondo contro i 50 regolamentari» non ha fatto registrare i danni degli straripamenti del 1992 «è perché era stato appena eseguito il dragaggio». Operazione che «ridurrebbe il rischio esondazione».
Per Giovanni Damiani, biologo, consigliere nazionale di Italia nostra, la pulizia dei fondali del porto canale, il «dragaggio è necessario».
Ed «eliminare la vegetazione» ai lati delle sponde del porto canale, ma anche lungo tutto l’alveo del fiume Aterno-Pescara, «è stato un danno». Perché «tutelare la vegetazione, prevalentemente salici e pioppi», sradicati per consentire la «creazione di percorsi stradali e infrastrutture» consentirebbe di salvare il fiume.
In che modo? «Il mestiere del fiume», spiega il tecnico con una decennale esperienza alle spalle di problematiche ambientali, «è erodere a monte per trasportare a valle. Se lungo il tragitto manca la vegetazione, cosiddetta riparia, di protezione spontanea che blocca la portata a valle, il fiume trascina tutto ciò che trova. E dentro il fiume crescono montagne di fanghi e sabbia». Fortunatamente gli ultimi tempi hanno fatto registrare «una riduzione di inquinamento industriale», anche per il fatto che le fabbriche sono rimaste chiuse durante la fase più acuta dell’emergenza Covid, «ma in ogni caso manca un’azione complessiva per arginare i fenomeni». «Il fiume Aterno-Pescara sfocia in Adriatico», spiega Damiani, « abbraccia tre province, l’Aquila, Chieti e Pescara». Sono 160 chilometri di tragitto che si divide in due: «L’Aterno nasce in località Aringo di Montereale, nell’aquilano, che, dopo un lungo percorso, riceve le copiose acque di Capo Pescara, sorgenti a bassa quota e purissime». A questo punto i corsi d’acqua si abbracciano e si ricompone il fiume Aterno-Pescara.
La ricostituzione di una folta vegetazione lungo gli argini del fiume, dunque, per Damiani, salverebbe l’alveo dagli ammassi di detriti che da monte scendono a valle intasando il porto canale, con i risultati devastanti di oggi che preoccupano il mondo della marineria costantemente in lotta contro le secche. (c.co.)

