«Datemi una casa oppure dovrò andare in carcere»

25 Aprile 2017

Appello al Comune di un 52enne ai domiciliari che sta per ricevere lo sfratto Lavora come giardiniere in un parco cittadino: «Ma senza un tetto finirà tutto»

PESCARA. «Datemi una casa o devo andare in carcere. Senza un domicilio non ho un posto dove scontare i domiciliari». L’appello arriva da un 52enne siciliano separato, con un figlio minorenne a carico, invalido al 75 per cento e con una borsa lavoro che gli consente di lavorare come giardiniere, in un parco cittadino per il Comune, per un compenso mensile di 380 euro. Una cifra, racconta, con cui non riesce a pagare l’affitto da dicembre, motivo per cui la proprietaria dell’appartamento gli ha dato lo sfratto. E intanto gli è arrivata la notizia che se non troverà una soluzione, dall’8 maggio, per lui si apriranno le porte del carcere. Una soluzione che l’uomo non riesce neanche ad accettare. «Faccio il giardiniere, il Comune ha tanti edifici sfitti, sono disponibile a fare il custode, il giardiniere, qualsiasi cosa, in cambio solo di una casa dove stare. E quando dico casa intendo un tetto, perché anche nell’appartamento da cui ho avuto lo sfratto pagavo 380 euro per una stanza o poco più. Ma adesso non so più davvero a chi rivolgermi. Per il passato sto pagando. Ogni giorno devo presentarmi dai carabinieri a firmare, e alle 8,30 puntuale devo stare al lavoro. Come avviene regolarmente. Adesso, non posso neanche immaginare di dover andare in carcere, lasciando anche mio figlio, solo perché non ho un domicilio dove stare. Io posso pagare, lo dico anche a chi volesse aiutarmi, ma lo dico subito, prendo 380 euro. E questo posso. Per il resto ho la pensione di invalidità di 280 euro. Chiedo aiuto a tutti».

Un appello accorato che l’uomo spera arrivi prima di tutto al Comune e a qualsiasi ente lo voglia aiutare. «Sono stato al Comune già tre volte, spero che mi ricevano. Ma devo fare presto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA