Delitto Pavone, dal giudice i familiari di vittima e imputato

Il giudice per le udienze preliminaria Maria Carla Sacco ha ascoltato la sorella di Carlo Pavone e la sorella e i genitori di Vincenzo Gagliardi
PESCARA. Movimenti e spostamenti del presunto assassino, condizioni economiche della vittima e modalità con cui è stata usata la presunta arma del delitto al centro delle testimonianze odierne nel processo con "rito abbreviato", a Pescara, a carico di Vincenzo Gagliardi, il dipendente delle Poste accusato dell'omicidio volontario e premeditato di Carlo Pavone. Quest'ultimo - ingegnere informatico di 43 anni - fu ferito con un colpo di fucile Flobert alla testa in un agguato a Montesilvano nell'ottobre del 2013 e morì dopo un anno di coma. Davanti al gup Maria Carla Sacco, per circa tre quarti d'ora, sono stati ascoltati la sorella della vittima, quella dell'imputato e i genitori del presunto omicida. Vincenzo Gagliardi, che si è sempre dichiarato innocente, anche oggi era in aula. Adele Pavone, sorella di Carlo, si è limitata a spiegare che il fratello non aveva problemi economici. Un chiarimento che si è reso necessario sulla base di quanto accertato dagli inquirenti attraverso una serie di intercettazioni telefoniche, intercorse tra il fratello e la sorella della vittima, nelle quali si faceva riferimento ad un'impellente necessità economica di Carlo Pavone, culminata con il prestito di 100 mila dollari da parte del padre. Poiché l'azienda della vittima non evidenziava difficoltà di carattere economico, i legali di Gagliardi hanno avanzato interrogativi sull'utilizzo del danaro. Questi soldi, però, sarebbero serviti a pagare le tasse dovute dall'azienda di Pavone. Ai familiari di Gagliardi, invece, è stato chiesto di riferire particolari sugli spostamenti dell'imputato nel corso della giornata in cui fu commesso il delitto. Il padre di Gagliardi, inoltre, ha raccontato che il fucile Flobert, compatibile con l'arma del delitto, è di sua proprietà e ha aggiunto di averlo usato qualche anno fa, mentre era in compagnia del figlio, per sparare ai topi e alle galline in campagna. Un tentativo di spiegare la presenza delle tracce di polvere da sparo rinvenute sugli abiti dell'imputato, anche se il periodo indicato dal padre di Gagliardi risulterebbe troppo distante dal giorno dell'agguato. Per l'avvocato di parte civile Massimo Galasso «le testimonianze di oggi non cambiano di una virgola il quadro accusatorio». Nel corso della prossima udienza, in programma il 9 giugno, saranno ascoltati gli uomini del Ris e i consulenti della difesa per il contraddittorio. Gagliardi, che aveva avuto una relazione sentimentale con la moglie di Pavone, fu arrestato in seguito alle indagini dei carabinieri alcuni mesi dopo l'agguato.

