Delitto Strada parco, scarcerato Ursino

7 Marzo 2023

Il presunto mandante torna libero. Il Tribunale del Riesame: nessun contatto con chi avrebbe sparato ad Albi e Cavallito

PESCARA. Il calabrese ritenuto uomo della ’ndrangheta, il pregiudicato di Locri, Natale Ursino, presunto mandante dell’omicidio dell’architetto 66enne Walter Albi e del tentato omicidio dell’ex calciatore Luca Cavallito (49 anni), torna in libertà.
È l’ultimo colpo di scena dell’inchiesta sulla sparatoria del primo agosto dello scorso anno nel bar del Parco a Pescara dove un killer, individuato dalla procura nel pescarese Mimmo Nobile (arrestato il 13 febbraio scorso insieme a Ursino), uccise a colpi di pistola Albi e ferì gravemente Cavallito.
A decidere sulla scarcerazione di Ursino sono stati i giudici del tribunale del Riesame dell’Aquila cui si erano rivolti i legali del calabrese. Sono gli avvocati Cesare Placanica e il collega Giovanni Scarfò che ieri hanno discusso il ricorso e che, nella stessa mattinata, si è concretizzato nel dispositivo di scarcerazione per Ursino.
In sette pagine di memoria difensiva, i difensori di Ursino, detto “Lo Zio” nei discorsi tra le due vittime hanno attaccato la misura cautelare firmata dal gip pescarese Giovanni de Rensis, puntando in particolare sulla mancanza di qualsiasi riscontro posto a fondamento del fatto che Ursino avrebbe «previamente concordato e commissionato a Cosimo Nobile l'azione omicidaria».
La difesa asserisce che «nella pur diffusa motivazione, non vi è un solo elemento indiziario che fotografa o ricostruisce, direttamente o indirettamente, il momento e il modo in cui simile mandato ad uccidere sarebbe stato conferito e corrispondentemente accettato da colui che lo avrebbe ricevuto». Non ci sarebbe, stando alla tesi difensiva che ha trovato ascolto nei giudici del Riesame, alcuna prova di contatto tra Ursino e Nobile negli ultimi mesi prima del delitto.
«Un vuoto motivazionale», sostengono i difensori del calabrese, «che permane sino all’ultima pagina dell’ordinanza impugnata».
Quanto ai motivi posti dal gip a fondamento della «condanna a morte» decisa da Ursino nei confronti di Albi e Cavallito, relativi alla presunta inaffidabilità dell’architetto che sarebbe stato messo a conoscenza dallo stesso Ursino di notizie riservate riguardo alla traversata che Albi avrebbe dovuto effettuare con la sua barca per portare droga o un latitante oltreoceano, secondo la difesa questi motivi non troverebbero riscontri nella misura cautelare. «Pare illogico», afferma la difesa, «che un criminale della caratura di Ursino, per come affrescata nel provvedimento, coinvolga nei propri affari delicatissimi un soggetto incensurato e del tutto avulso da contesti criminali, informandolo dettagliatamente sugli stessi».
E poi è stata sollevata anche la questione dell'affare degli orologi preziosi che Cavallito avrebbe dovuto ricettare da un conoscente di Ursino. La difesa contesta che, nella misura, prima si parla di questo affare e poi si sottolinea che era tutta una messa in scena per attirare Albi e Cavallito all’appuntamento con la morte al bar. Ma i legali, a riguardo, evidenziano come il sabato prima dell’omicidio (avvenuto lunedì primo agosto), ci fosse stato un incontro tra Albi, Cavallito e Ursino con un quarto uomo e come quelle foto dei preziosi orologi fossero poi state girate da Cavallito ai possibili acquirenti.
Altro argomento evidenziato nella discussione davanti ai giudici aquilani, riguarda gli esami del Dna sui reperti rinvenuti in via Pantano, che esclusero tracce riconducibili a Nobile o ad altri personaggi coinvolti nell'inchiesta, evidenziando al contrario la presenza di tracce genetiche di altri tre soggetti ignoti che potrebbero essere i veri responsabili del delitto.
Per conoscere le motivazioni della revoca della misura cautelare, bisognerà però attendere ancora un mese e mezzo. Intanto i magistrati che seguono l'inchiesta, e cioè il procuratore Giuseppe Bellelli, l'aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni, stanno lavorando per acquisire una serie di importanti riscontri tecnici e non solo, per rispondere con dati di fatto alla tesi difensiva dei legali di Ursino, oggi però presa in considerazione dai giudici del riesame.
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