Denuncia l’ex: «Maltrattata da 9 anni»

22 Febbraio 2018

Rivela tutto alla polizia dopo l’ultima aggressione, l’uomo era geloso anche di Facebook. Il giudice: «Stia lontano da lei»

PESCARA. L’ultimo giorno del 2017 l’ha passato in pronto soccorso, per aver rifiutato di passare il Capodanno con l’ex compagno, da cui si era separata dopo anni di percosse e minacce per gelosia. Quel giorno, dopo quel rifiuto, lui con una mano le aveva afferrato la testa scaraventandola contro la parete, mentre con l’altra teneva il figlio in braccio nel tentativo di portarlo via con sè. Lei iniziò a sanguinare, fu accompagnata in ospedale dove le misero dei punti alla testa, ma non denunciò il padre di suo figlio.
Fu però la questura, contattata dal pronto soccorso dopo i sospetti degli stessi sanitari, a convocare la donna per accertare come e perché si era procurata quelle ferite giudicate guaribili in 15 giorni. E lei, dopo nove anni di silenzio, ha raccontato tutto ai poliziotti della Mobile diretti da Pierfrancesco Muriana.
Il risultato di quella denuncia, suffragata dalle testimonianze della sorella di lei e di un’amica di lui, a distanza di poco più di un mese hanno portato il gip Elio Bongrazio, su richiesta del pm Rosangela Di Stefano, a disporre nei confronti dell’uomo, denunciato per maltrattamenti e lesioni personali, il divieto di avvicinamento al posto di lavoro e alla casa dei genitori dove era tornata la ex, e alla scuola frequentata dal figlio; e l’obbligo di tenersi almeno a 500 metri di distanza da lei. Una misura cautelare motivata dal giudice dal pericolo di recidiva del 35enne e dalla sua stessa personalità «violenta e priva di autocontrollo» emersa «dalla gratuità delle violenze verbali e morali, apparentemente volte unicamente a fini di sopraffazione verso la vittima per indurla a sottostare alle sue più svariate richieste».
Una storia di prepotenza e violenze fisiche, «anche alla presenza del figlio minore» scrive il giudice, lunga nove anni ma che la vittima, come ha riferito la sorella, aveva tenuto nascosta a lungo prima che l’ennesimo episodio di gelosia di lui, nei confronti di un collega di lei, l’aveva indotta a tornare a casa dei genitori. Una storia che, come hanno ricostruito i poliziotti della Mobile, anno dopo anno l’ha vista rinunciare a qualsiasi amicizia a causa dei comportamenti «vessatori e prevaricanti» che lui aveva mantenuto anche durante la gravidanza di lei.
Una gelosia morbosa, quella del 35enne che le aveva impedito di frequentare altre amicizie inserendosi e intervenendo in malo modo perfino su Facebook, minacciando chiunque osasse aggiungere un “like”, un “mi piace” sotto ai post pubblicati dalla compagna. Anche dopo l’ennesima scenata di gelosia nei confronti del collega, quando lei se n’era andata di casa, lui aveva continuato a perseguitarla con messaggi e telefonate a ripetizione in cui le chiedeva di tornare con lui, minacciando di suicidarsi e minacciandola di morte se avesse avviato un’altra relazione sentimentale. Un’escalation culminata con l’aggressione dell’ultimo dell’anno dopo la quale, il giorno dopo, lui aveva continuato a scriverle messaggi in cui le diceva che era una calunniatrice, e che si sarebbe tutelato semmai lei l’avesse denunciato. Ma ci ha pensato la polizia a convocarla e ad andare a fondo alla vicenda, anche attraverso le testimonianze e i certificati medici che attestano «le sofferenze ed umiliazioni lesive della integrità fisica e morale, della libertà e del decoro» patite dalla donna.
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