Di Credico e il sogno della nuova Rancitelli

Ecco chi è la giovane leader del comitato del quartiere difficile
PESCARA. «Vivere in un altro quartiere? Giammai!». Francesca Di Credico, 27enne praticante avvocato, da Rancitelli non andrebbe via per nessun motivo al mondo. Anzi: quello che nell’immaginario collettivo è il rione della delinquenza per eccellenza, lo sogna come un quartiere destinato a scrollarsi di dosso tutti i suoi problemi, oggi sicuramente dipinto peggio di com’è. Per farlo cambiare “da così a così” si è messa in prima fila, mettendosi alla testa del comitato “Per una nuova Rancitelli” nato nel 2017.
Com’è nata l’associazione?
«Quando sono tornata dall’università ho conosciuto don Massimiliano De Luca, don Max, che prima non c’era. Gli ho chiesto cosa potevamo fare per il quartiere, mi ha detto cosa avevano fatto a Fontanelle. Ho proposto di farlo anche qui, di iniziare a parlare dei nostri problemi, di come vorremmo il quartiere. Praticamente all’inizio eravamo io e lui. Contattavamo persone, portavamo volantini porta a porta».
È stato difficile iniziare?
«Era il periodo delle elezioni, e la gente era molto diffidente: pensavano che fossimo legati ai partiti, in pochi partecipavano. Intanto abbiamo iniziato a scoprire “un mondo”, sono arrivati i primi contatti. Ad esempio Piero Rovigatti, il professore di Urbanistica della D’Annunzio che stava facendo lavorare i suoi studenti su Rancitelli. La Caritas, la biblioteca, i doposcuola, tante associazioni. Pian piano la gente ha iniziato a seguirci, si è riavvicinato chi aveva fatto parte di vecchi comitati».
Che magari erano i più diffidenti.
«Dicevano cose tipo: “Iniziamo di nuovo? Per fare cosa?”. Intanto cominciamo, dicevo io. La gente non veniva alle riunioni ma noi tornavamo alla carica, ridistribuivamo volantini. Se dieci anni prima non sono stati risolti i problemi, non significa che non si possano risolvere ora. Affrontiamoli senza partiti e pretendiamo i nostri diritti».
Altre difficoltà particolari?
«Qualcuno voleva che non ci fosse il nome “Rancitelli” nel comitato. Ma su questo mi sono impuntata. Del resto mettere il cartello “Villa del fuoco” all’inizio della Tiburtina non mi pare che abbia migliorato qualcosa. E poi anche riabilitare quel nome bistrattato è una sfida: magari tra venti o trent’anni “Rancitelli” sarà sinonimo di progetti di riqualificazione».
Che effetto fa una donna giovane a capo di un comitato in un rione con la nomea di Rancitelli?
«Tanti all’inizio dicevano “Ch’ha da fà chissì?” e roba del genere. Qualcuno lo dice ancora e un po’ di diffidenza resta. Ma nel nostro gruppo c’è anche chi si vanta di avere come presidente una giovane aspirante avvocato. In ogni caso non vivo come un ostacolo il fatto di essere una donna giovane».
Mai avvertito ostilità, anche personalmente?
«Non esageratamente. Convivo con tutti e non punto il dito contro nessuno, compresi quelli che vengono considerati “delinquenti” o “cattivi”. E poi sono anche abbastanza garantista. Del resto voglio fare l’avvocato».
Quando e perché ha deciso di tornare qui per farlo?
«Dopo la laurea, nel 2017. Dovevo scegliere tra “non avere una vita” a Milano e “non avere una vita” qui, dove ho i miei amici, la famiglia, le conoscenze. La mia città».
Ha trovato un quartiere molto cambiato?
«Problemi ne abbiamo sempre avuti. Anche sotto casa. Quando sono partita c’erano tante situazioni di degrado, ma nonostante questo è un posto che ho sempre amato».
Non ha mai paura?
«Qualche volta sì, ma un po’ è anche suggestione. Dipende paura di chi e come. Poi minacce e insulti, anche intimidazioni, li abbiamo ricevuti un po’ tutti. Andiamo avanti».
C’è un episodio che l’ha segnata in questi anni?
«Una mia coetanea morta di overdose, quando ero tornata da poco. Sono rimasta sconvolta. Mi ha sconvolto il fatto che qualcuno qui la considerasse una cosa normale».
Anche per questi episodi di Rancitelli si parla malissimo.
«Don Massimiliano dice che Rancitelli ha suoi gioielli. E io sono d’accordo. C’è tanta gente valida. Guardate che siamo persone normali: c’è chi lavora, chi va all’università. Eppure c’è chi ha davvero paura a venirci».
Perché?
«È la rappresentazione del quartiere nell’immaginario, a partire dal Ferro di cavallo. Che poi è un posto dove puoi passare tranquillamente senza che ti dica niente nessuno. In altri posti di Pescara non ci sono furti, scippi, rapine? Anzi, magari Rancitelli nel complesso è anche più tranquilla. A parte che secondo me è il posto più bello del mondo e non vivrei in un altro quartiere: farei visite guidate per far vedere che siamo un posto normale».
Cos’ha di speciale?
«C’è tutto a portata di mano, la gente si conosce, per certi versi ha i tratti del paese, c’è il senso della comunità. Forse ci sono pure più realtà associative e di aggregazione rispetto ad altre zone».
Qualcosa mancherà.
«Servizi sicuramente. È quello che chiediamo. Vorremmo negozi, botteghe: iniziative in questo senso sono state fatte male in passato. Magari manca un locale “da aperitivo”. Abbiamo tante idee: ad esempio legare la ristrutturazione esterna dei palazzi alla realizzazione di murales: è un progetto che abbiamo iniziato a studiare. Io ci credo: con la spinta dal basso, collaborando con Regione, Comune, Ater, forze dell’ordine».
Con le forze di polizia come sono i rapporti?
«Buoni. Ci hanno dato sempre una mano. Tra gli altri ci è stato vicino Danilo Palestini, e siamo contenti per la sua nomina a comandante dei vigili».
Lei ha mai fatto politica?
«All’università sono stata rappresentante nel cda dell’azienda per il diritto allo studio della Cattolica. Ho fatto battaglie sui requisiti per le fasce di reddito basse. Cose in cui credevo».
Alle ultime Comunali le hanno chiesto di candidarsi?
«Sì. Ho detto di no. Abbiamo fatto una grande battaglia su questo: siamo residenti e basta, fuori dai partiti. Ci confrontiamo sui fatti e vediamo se vengono rispettate le promesse fatte in campagna elettorale».
Il sindaco Carlo Masci le ha rispettate dopo l’elezione?
«Ha iniziato rispettando alcuni impegni, si sono mossi sulle case popolari. Se è una svolta concreta lo vedremo in futuro».
Ci dice per chi ha votato?
«No. E neanche come mi colloco politicamente».
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