NEONAZISMO

Diciassettenne pianificava un massacro al liceo Misticoni di Pescara. Nel gruppo Telegram anche l’ipotesi di un attentato alla Meloni

31 Marzo 2026

Le frasi choc su Shoah e negazionismo: così promuoveva la misoginia e l’opposizione al femminismo e all’aborto

PESCARA

Come in un videogame spietato. Il sopralluogo, la scelta del percorso, l’irruzione con la mitraglietta spianata: l’assalto, la carneficina. Così un 17enne pescarese avrebbe pianificato lo sterminio dell’intera popolazione studentesca e dei docenti del liceo Misticoni Bellisario, l’istituto artistico di Pescara che aveva frequentato prima di trasferirsi a Umbertide, in provincia di Perugia. Per il giovane, il copione doveva ricalcare il massacro della Columbine High School, quando due studenti scioccarono il mondo intero per la ferocia con cui uccisero un insegnante e dodici compagni, prima di suicidarsi in biblioteca.

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Erano questi i piani del ragazzo, 17 anni compiuti da appena una settimana, arrestato all’alba di ieri dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’inchiesta della Procura per i minorenni dell’Aquila, coordinata dal procuratore David Mancini. Le accuse sono pesantissime: propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Nato a Pescara e residente a Montesilvano, il giovane si trova ora nell’istituto minorile di Firenze. L’indagine coinvolge altri sette ragazzi, all’epoca dei fatti tutti minorenni, raggiunti da decreti di perquisizione eseguiti tra Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo. In particolare, nel registro degli indagati figurano due giovani di Teramo (17 e 16 anni), un 19enne di Pescara, un 17enne di Ascoli Piceno, due 15enni di Perugia e Bologna e un 20enne di Arezzo. Anche per loro l’accusa è propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, inseriti in un giro internazionale composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista, particolarmente affascinati dalla violenza e l’estremismo.

IL RUOLO DEI SOCIAL  L’indagine dei carabinieri, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla sezione anticrimine dell’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo conclusa nel luglio 2025 dalla sezione anticrimine carabinieri di Brescia, nell’ambito della quale venne perquisito anche il 17enne, all’epoca dei fatti appena 15enne. È da quei telefoni sequestrati che gli inquirenti hanno scoperchiato il vaso di Pandora di quello che i genitori hanno subito descritto come uno «studente modello». L’insospettabile ragazzino dalla faccia pulita che nelle scatole nere di telefonino e computer preparava una strage a tavolino. Da oltre due anni, il giovane faceva le prove di azione su un videogame con la ricostruzione virtuale della strage di Christchurch. Su una delle piattaforme di intrattenimento online più grandi al mondo, il giovane si impersonificava in un terrorista che impugna un fucile, imitando i gesti di quell’attentato del 15 marzo 2019. Se organizzare una sparatoria nel suo vecchio liceo era un piano da realizzare al quinto anno, tra il materiale sequestrato figurano anche documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto, per l’accusa, inserito in una chiara cornice di finalità terroristica. Attraverso i canali Telegram come “Libreria” e “V2”, il giovane diffondeva sticker, meme e video intrisi di odio etnico, fornendo istruzioni operative per compiere atti terroristici e istigando al suicidio dopo il massacro. Un sodalizio nero che mirava all’abbattimento dell’ordine democratico per instaurare uno «Stato etico autoritario incentrato sulla razza ariana», lo definisce il procuratore Mancini nelle carte che richiedono la misura cautelare in carcere. Un mix esplosivo di ideologie misogine (Incel) e contenuti pedopornografici estremi, dove le vittime erano per la maggior parte minori e persino neonati. Nell’epoca del digitale e del tutto facile e accessibile con un click, il 17enne non si limitava a una consultazione passiva del materiale, ma assumeva un ruolo “attivo” nei gruppi social, da Whatsapp a Telegram, fungendo da amministratore di canali di indottrinamento e fornendo istruzioni operative per compiere atti terroristici, come manifestato dal suo intento di emulare stragi scolastiche che si sarebbero concluse, alla fine, con il suo suicidio.

NEL GRUPPO CONTRO MELONI Ordigni artigianali, armi da fuoco, teschi e svastiche: era questa l’altra vita racchiusa nei dispositivi e nella casa di Umbertide in cui viveva il 17enne, dove gli inquirenti hanno trovato persino le istruzioni per produrre il Tatp (perossido di acetone), l’esplosivo dei jihadisti. L’operazione dei carabinieri è stata ribattezzata “Hate”, cioè “Odio”, proprio perché è l’odio il filo conduttore che lega centinaia di messaggi scritti e trovati nel suo telefonino che hanno come unico capo espiatorio l’attuale società considerata «corrotta e multiculturale». L’obiettivo finale era il collasso del sistema per favorire la conquista della supremazia bianca e la creazione di un “etno-stato”. Tra apologia della Shoah e negazionismo, il diciassettenne promuoveva il maschilismo, la misoginia, l’opposizione al femminismo ed esaltando condotte e comportanti di colui che definiva “santi” per aver compiuto stragi contro le minoranze. Vale a dire Anders Behring Breivik, responsabile del massacro di Oslo e Utøya, che conta 77 morti, e Brenton Tarrant, autore dell’attacco alle moschee di Christchurch, 51 morti e oltre 40 feriti, celebrato negli sticker sui social accompagnato dalla scritta “Hero”. Prove inoppugnabili della sua affiliazione virtuale al gruppo neonazista “Werwolf Division”, noto anche come “Divisione Nuova Alba”, già finito nel mirino della Digos nel 2024 e che ha visto l’arresto di 12 persone tra i 19 e i 76 anni. In quel contesto, i componenti erano arrivati a ipotizzare persino un attentato alla premier, senza mai citare il nome di Giorgia Meloni, e a un economista del World Economic Forum. «Trovami un cecchino e attueremo il tuo piano», scrivevano gli indagati nelle chat Telegram ipotizzando l’omicidio della presidente del Consiglio. Una cellula neonazista che da allora non ha mai smesso di operare in tutta Europa e reclutare nuove leve. Anche tra i giovanissimi. E il 17enne di Pescara, secondo gli inquirenti, non era che l’ultimo ingranaggio di una macchina progettata per uccidere.