Dieci anni fa il Ciclone che spazzò via Cantagallo

Il 15 novembre del 2006 l’ex sindaco finì in carcere per l’appalto delle fogne «In cella 66 giorni, io trattato peggio di Del Turco. Forse mi ricandido»
MONTESILVANO. «Dieci anni dopo il Ciclone sono tornato alla vita: sono risorto. Adesso, l’inchiesta, l’arresto e il processo sono solo un ricordo e, a dire la verità, non ci penso quasi mai: ho dimenticato il male che ho ricevuto. Finalmente, mi è tornato l’entusiasmo di prima». Così l’ex sindaco Pd Enzo Cantagallo. Il 15 novembre del 2006, Cantagallo fu arrestato insieme ad altri 5 tra imprenditori e amministratori con l’accusa di presunte tangenti per gli appalti delle fogne di via Adige in un’inchiesta della squadra mobile, coordinata dal pm Gennaro Varone: «Io ho passato 66 giorni nel carcere di San Donato, compresi Natale, Capodanno e l’Epifania, e poi altri 44 ai domiciliari. Faccio presente che con capi di imputazione più gravi dei miei, nel 2008, l’allora sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso ha passato solo 7 giorni ai domiciliari (poi assolto, ndr) e l’allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco 28 giorni nel carcere di Sulmona (condannato in appello a 4 anni e 2 mesi, ndr). Mi chiedo ancora adesso perché ci sia stato questo trattamento diverso per me visto che tutte e tre le inchieste sono state svolte dalla stessa procura di Pescara». Ma il Cantagallo di oggi non vuole guardare più al passato, parla delle incompiute della città e pianifica il futuro: a Montesilvano si voterà nel 2019. «Io penso al 2019 come a un possibile spartiacque tra 13 anni di inattività e la ripresa di un discorso che si è interrotto nel 2006».
Sono passati 10 anni dal Ciclone, ci pensa ancora?
«Veramente no, anche se è stata una vicenda bruttissima che ha coinvolto me in prima persona, tutta la mia famiglia, un’amministrazione comunale e un’intera classe dirigente. Ne sono uscito grazie alla mia famiglia che è rimasta aggrappata a me: mia moglie Vera e i miei due figli, Niccolò e Leonardo, mi hanno sempre sostenuto anche nei momenti più brutti mentre tutti mi abbandonavano. E poi il pianoforte e il ritorno al lavoro al conservatorio mi hanno aiutato».
Giovedì scorso, anche lei è andato ad ascoltare il premier Pd Matteo Renzi a Pescara: se non ci fosse stato il Ciclone, ci sarebbe andato non da cittadino ma con un incarico istituzionale importante?
«Questo non si può dire, ma penso proprio di sì: all’epoca ero uno dei giovanotti del Pd che potevano aspirare ad avere un ruolo di primo piano nella vita pubblica e nel partito. Ho sempre fatto politica tra la gente e aiutando le persone in difficoltà. Del resto, se sono stato il consigliere più votato di Montesilvano con 999 preferenze e il sindaco scelto da una percentuale record del 69,5%, qualcosa vorrà dire. Anche lontano dalla campagna elettorale ho sempre coltivato il rapporto con i cittadini».
Dal 2006 al 2016 come è cambiata Montesilvano?
«Da cittadino che vive da sempre a Montesilvano con la sua famiglia, dico che la città si è totalmente fermata perché in 10 anni qui si è continuato a parlare solo di Ciclone come se un’inchiesta potesse tenere in ostaggio una città. Quando noi fummo portati via di notte, il mio successore Pasquale Cordoma sbandierò ai quattro venti che c’erano 3 milioni di debiti fuori bilancio. Oggi sento che il Comune ha debiti per decine e decine di milioni ma senza lo straccio di un’opera pubblica».
Anche il progetto per Villa Delfico finì al centro dell’inchiesta e, adesso, è ancora un rudere abbandonato: cosa ne pensa?
«Adesso, il Comune paga un mutuo per Villa Delfico che è solo un rudere e non c’è un’idea per il rilancio. Per non parlare del distretto sanitario: quando ero sindaco stavano per partire i lavori e, adesso, non sono ancora finiti. E il centro della città? Via San Francesco e le altre strade erano state riqualificate per la pedonalizzazione: ora, il porfido è distrutto e, anziché ripararlo, ci sono le toppe di asfalto. E il teatro al curvone della riviera e il grande corso dal mare fino a palazzo Baldoni? I progetti, uno dello studio Miralles-Tagliabue di Barcellona e l’altro dell’università d’Annunzio di Pescara, erano quasi pronti. La città è peggiorata e non si riesce più a fare neanche la manutenzione. Montesilvano è tornata un dormitorio: basta farsi un giro il sabato pomeriggio e la domenica. Mi domando: ma nel 2006, Montesilvano era questa?».
Sembra il manifesto di Cantagallo candidato sindaco: tra due anni si rivoterà, lei che farà?
«Non so se mi ricandiderò ma penso al 2019 come un possibile spartiacque tra 13 anni di inattività e la ripresa di un discorso che si è interrotto nel 2006. Poi, se a capo di questo progetto ci sarò io o un altro non è importante: oggi vivo bene con la mia famiglia e non è detto che io sia spinto a candidarmi. Però l’interesse c’è e mi adopererò perché accada qualcosa di importante: lavorerò per la ripartenza di Montesilvano».
Sul fronte giudiziario, Ciclone è ancora pendente davanti alla Corte d’Appello civile per un presunto danno d’immagine nei confronti del Comune: è preoccupato?
«Ho subito 6 processi separati e sono stato sempre assolto: su 36 capi di imputazione, sono stato assolto 34 volte perché il fatto non sussiste e in due casi per intervenuta prescrizione. Per la prescrizione, mi dispiace ma i tempi della giustizia non sono colpa di Cantagallo. Siccome io non sono stato condannato ma assolto, mi domando perché dovrei risarcire il Comune. Forse, qualcuno dovrebbe risarcire me».
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