«Difficile chiedere l’appuntamento allo psicoterapeuta»

Sale la protesta degli assistiti al distretto (ex Baiocchi): «Rinviano le date e ci cambiano continuamente medico»
PESCARA. La visita dallo psicoterapeuta? Rinviata a data da destinarsi. Dalla metà dello scorso dicembre, sono cambiate le regole sulle prenotazioni delle sedute terapeutiche nel Centro di Salute Mentale (Csm) del distretto sanitario di Pescara nord (ex clinica Baiocchi) e gli utenti insorgono perché col nuovo regolamento imposto dalla Asl è il cervellone del Cup, centro di prenotazione, che decide quando un paziente può effettuare una visita. E può avvenire con giorni, settimane o mesi di ritardo rispetto alla tabella di marcia imposta dalle condizioni cliniche e di salute di chi ha bisogno di rivolgersi al distretto per curare disturbi della personalità, stati depressivi, abusi, disagi psicologici di varia natura.
Non sono serviti gli appelli alla Asl per ripristinare la condizione precedente, quando bastava solo una impegnativa medica con otto sedute prenotate e il passaggio al Cup per usufruire della prestazione terapeutica nel Csm del distretto sanitario, una o due volte a settimana, o anche di più, a seconda del caso clinico.
Ogni visita dura 45 minuti e si può fare dal lunedì al venerdì in orari diversi da concordare, tra il paziente e il professionista di turno. Non sono serviti neppure undici esposti alla procura della repubblica per interruzione di pubblico servizio a smuovere la situazione. «Non abbiamo più la garanzia delle cure, non sappiamo mai quando possiamo riprenotare la prossima visita e non è chiaro neppure se sia possibile farla con l'impegnativa precedente, che comunque ha una scadenza» è il rammarico espresso dai pazienti, qualche decina, tra i 18 e gli 80 anni, che si rivolgono, da anni, ai due psicoterapeuti del distretto sanitario di via Nazionale Adriatica almeno una volta alla settimana. Le prenotazioni che si dilungano («prima i due terapeuti visitavano almeno una ventina di persone a settimana, adesso molti di meno») mettono in crisi i pazienti che hanno bisogno di sostenere visite con cadenza periodica, ma certa.
E c'è di più. Questa situazione di incertezza alimenta strascichi dolorosi, come l'impossibilità per gli utenti di essere sempre visitati dallo stesso terapeuta di fiducia. «Tutto è affidato al caso, non si può scegliere di farsi visitare sempre dallo stesso medico» protesta uno dei firmatari degli esposti, «è una situazione che ci costringe a saltare da terapeuta all'altro solo perché un computer decide quando e da chidobbiamo farci visitare. Ogni assistito stabilisce un rapporto fiduciario col proprio medico e non possiamo ogni volta farci visitare dall'uno o dall'altro con la conseguenza di dover ricominciare ogni volta daccapo».
Secondo questi assistiti, tutto ciò sta accadendo «col malcelato obiettivo di dirottare i pazienti verso professionisti privati. Una impegnativa del medico di famiglia con otto sedute prenotate costa 46 euro, come a dire neppure sei euro a visita. Il professionista che riceve nello studio privato prende una parcella che va dagli 80 ai 120 euro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

