Dipendente licenziata, dirigenti condannati al risarcimento

29 Ottobre 2024

Eros Donatelli e Bruno Terenzi, vertici dell’Azienda speciale, dovranno versare all’ente 37.432 euro Il caso risale al 2017. Ai due è stato contestato «il mancato tentativo obbligatorio di conciliazione»

MONTESILVANO. La dipendente non andava licenziata e la Corte dei conti condanna il direttore dell’Azienda Speciale Eros Donatelli e l’allora dirigente del personale Bruno Terenzi al pagamento delle spese sostenute dall’ente strumentale.
La decisione è stata presa venerdì scorso dalla sezione giurisdizionale per la regione Abruzzo, presieduta da Bruno Tridico, che ha condannato i due dirigenti a sborsare complessivamente 37.432 euro, divisi equamente, per risarcire in parte l’Azienda delle spese sostenute per quel licenziamento ritenuto poi illegittimo.
Per comprendere quanto accaduto bisogna tornare al 2017, quando una dipendente dell’Azienda, assunta nel 2005 attraverso un concorso pubblico, era stata licenziata perché, a causa di sopraggiunti problemi di salute, non era stata più ritenuta idonea a svolgere la mansione lavorativa. Prima di allora, nel 2009, la lavoratrice era stata dichiarata disabile al 40 per cento ed era stata affidata ad altre mansioni, passando dall’assistenza alla biblioteca e agli impianti sportivi gestiti dall’ente strumentale. Otto anni dopo, però, era arrivato il licenziamento giudicato illegittimo dalla lavoratrice che aveva trascinato l’Azienda davanti ai giudici. Nel 2019, il Tribunale di Pescara aveva accolto l’istanza della donna licenziata attraverso una sentenza confermata in Appello nello stesso anno e, dunque, lei era tornata a lavorare per l’ente. Per far fronte al contenzioso, però, l’Azienda era stata costretta a sborsare quasi 53.500 euro, di cui 16.000 come risarcimento e 37.442 per le spese legali. La Procura ha quindi promosso un giudizio nei confronti dei due dirigenti ritenuti responsabili del presunto danno erariale. In particolare, ai due è stato contestato «il mancato tentativo obbligatorio di conciliazione e l'assenza delle condizioni per procedere al licenziamento, considerando che esistevano mansioni equivalenti che avrebbero potuto essere assegnate alla dipendente».
A nulla sono valse le motivazioni difensive di Donatelli, che tra le altre cose ha sostenuto che la dipendente non fosse idonea a svolgere mansioni utili, e di Terenzi, che ha sostenuto l’assenza di responsabilità, «affermando che il licenziamento fosse una decisione esclusiva del direttore e del commissario straordinario».
Ma i giudici non hanno condiviso le tesi difensive, e nonostante abbiano escluso sia il dolo che intenti ritorsivi, hanno ritenuto la condotta «connotata da colpa grave. Entrambi hanno dimostrato una grave negligenza», si legge nella sentenza. A dare man forte alle tesi della Procura, anche il fatto che, in un parere legale richiesto da Donatelli, l’avvocato aveva indicato chiaramente il licenziamento come extrema ratio. Per questo Donatelli e Terenzi sono stati condannati al pagamento del danno con un importo ridotto del 30% rispetto alla richiesta della Procura.