Dipendenti Brioni a rischio: il caso finisce al Governo

PENNE. «Il governo intervenga sulla vertenza Brioni per scongiurare ulteriori licenziamenti e spoliazioni del territorio». È l’appello lanciato dal senatore Michele Fina, segretario regionale del Pd,...
PENNE. «Il governo intervenga sulla vertenza Brioni per scongiurare ulteriori licenziamenti e spoliazioni del territorio».
È l’appello lanciato dal senatore Michele Fina, segretario regionale del Pd, nell’interrogazione rivolta ai neo ministri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Adolfo Urso e Marina Elvira Calderone. L’allarme arriva dopo l’annuncio dell’apertura, da parte dell'azienda, di una procedura di mobilità forzata di 24 lavoratori che rientrano nel numero complessivo delle uscite dai siti produttivi Brioni dell’area vestina, 260 persone. Questione di cui si è discusso nei giorni scorsi durante l’incontro tra Confindustria Chieti-Pescara e i sindacati Uiltec-Uil, Cgil e Femca-Cisl, con i rappresentanti aziendali che hanno ribadito la volontà di aprire la mobilità e razionalizzare la forza produttiva dei 3 stabilimenti vestini di Penne, Montebello di Bertona e Civitella.
Fina nella sua interrogazione ha sottolineato quanto «il marchio Brioni rappresenti una delle più importanti eccellenze del Made in Italy», creato dalla «lungimiranza di Lucio Marcotullio, padre fondatore di una scuola superiore di sartoria». Sulla base di questi presupposti ha quindi chiesto ai ministri del governo Meloni di conoscere «quali siano gli interventi previsti per far fronte alle problematiche occupazionali e quali siano gli strumenti che intendono attivare per favorire la piena riqualificazione dei lavoratori e scongiurare gli esuberi previsti dal nuovo piano industriale successivo al 2025». E, inoltre, «quali misure intendano adottare per garantire la continuità operativa dell'azienda Brioni nel territorio della Vestina, evitare una ulteriore spoliazione del territorio e scongiurare il rischio della delocalizzazione delle produzioni che, seppur mai dichiarato, è stato più volte paventato».
Pertanto, «preoccupa l’intenzione di licenziare altri 24 dipendenti, oltre che la totale mancanza di incisività della Regione Abruzzo». (c.co.)

