Diritti a rischio, lavoratori in piazza

Sciopero del settore tessile abruzzese per il contratto arenato: in 400 si ritrovano nella città della Brioni per protestare
PENNE. I lavoratori del settore tessile abruzzese ieri mattina hanno manifestato il proprio dissenso per il mancato rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto lo scorso 31 marzo: le trattative tra le parti, sindacati nazionali e Smi Confindustria, si sono interrotte lo scorso 20 ottobre.
Ieri oltre 400 lavoratori hanno sfilato per le vie del centro storico del capoluogo vestino fino a piazza Luca da Penne. Le presenze potevano essere di più, considerata l'importanza del settore per Penne e per l'area vestina tutta, ma in tanti pur aderendo allo sciopero non si sono presentati al corteo. Oltre ad una buona rappresentanza di lavoratori Brioni, sono arrivati a Penne anche quelli dell’azienda Canali di Gissi e del maglificio Gran Sasso di Teramo. A serrare le fila della protesta è intervenuto anche il segretario nazionale Femca Cisl Mario Siviero, che ha parlato in modo unitario anche per le altre due sigle sindacali che hanno promosso lo sciopero, Filctem Cgil e Uiltec Uil. «Lo sciopero nelle prime regioni dove è stato promosso – Piemonte, Lombardia, Veneto e Marche – ha visto un’adesione del 90%», ha detto il sindacalista. «Un segnale importante che ha portato alcune grandi aziende a sollecitare Sistema moda Italia a riaprire la trattativa. Entro metà dicembre contiamo di scendere in piazza con una manifestazione di protesta nazionale».
Ieri oltre a Penne e all’Abruzzo sono scesi in piazza anche i lavoratori del tessile di Lazio ed Emilia Romagna. Il nodo grande da sciogliere per arrivare al rinnovo del contratto nazionale di categoria riguarda soprattutto il fatto che le imprese non intendono anticipare più l’inflazione sulla base di previsioni, ma di pagarla ex post.
Sindacati e lavoratori contestano alla controparte confindustriale di Smi anche il tentativo di limitare drasticamente i diritti e il salario delle lavoratrici e dei lavoratori. A salutare e incoraggiare i manifestanti a non mollare per far valere i propri diritti è intervenuto anche l’assessore del Comune di Penne Gilberto Petrucci. «C'è un filo conduttore tra chiusure, tagli, riduzioni, contratti non rinnovati. Si dovrebbe puntare su un tessile di qualità, e Brioni ne è un esempio, mentre le aziende guardano esclusivamente a ridurre i costi senza prospettive», ha spiegato il segretario provinciale Cgil. «Nella sola provincia di Pescara, nel settore tessile le donne hanno perso 1500 posti di lavoro».
«Siamo da sempre uno dei settori trainanti dell’economia italiana, ma abbiamo uno dei contratti nazionali più bassi e vogliono toglierci anche quelle poche conquiste ottenute in passato», ha commentato uno dei manifestanti. «Il contratto nazionale deve essere la base da cui partire».
Per quanto riguarda Brioni la partita si giocherà sul contratto integrativo, aspettiamo che l'Azienda ci convochi per iniziare la discussione», hanno ribadito le Rsu Brioni, Leonardo D'Addazio (Femca Cisl), Giancarlo Delle Monache (Filctem Cgil) e Maurizio Bifari, (Uiltec Uil).
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