Discarica di Bussi, svelato il progetto per bonificare le aree
Il sindaco Lagatta annuncia: «L’elaborato è stato depositato al ministero dell’Ambiente» Costituirà la base per garantire il futuro occupazionale e favorire la reindustrializzazione
BUSSI. Finalmente c’è un progetto per la bonifica delle aree del sito industriale e per quelle ad esso attigue, le cosiddette 2A e 2B che, anche se molto estese, presentano livelli di inquinamento più bassi se paragonati alla pericolosità di quelli della discarica Tremonti. Il sindaco di Bussi Salvatore Lagatta lo aveva annunciato nel consiglio comunale del 7 agosto scorso, spiegando della collaborazione in atto fra Solvay e il commissario Adriano Goio riguardo alla redazione di un progetto complessivo di messa in sicurezza e di bonifica, tutto teso a favorire la reindustrializzazione.
Oggi, proprio il primo cittadino, ha confermato di essere in possesso degli elaborati progettuali compilati da Solvay, ai quali ha dato il contributo fondamentale anche Goio. «E' un punto di inizio», spiega Lagatta, «poiché solo con la disamina del progetto e della sua approvazione condivisa con il ministero dell'Ambiente, si potrà stipulare un accordo di programma che aprirà le porte alla reindustrializzazione».
Il sindaco Lagatta accetta di ricostruire un po’ l'iter che ha consentito di arrivare a questo risultato che è la prima pietra sulla quale si dovrà ricostituire il futuro lavorativo, occupazionale e sociale di Bussi.
Sindaco, quali sono state le tappe per arrivare a questo traguardo?
«Premesso che la messa in sicurezza delle aree esterne 2A e 2B era un obbligo a carico di Solvay determinato da provvedimento della procura di Pescara, la discussione che ci ha impegnato in questi mesi aveva l’obiettivo di migliorare il progetto che Solvay aveva precedentemente abbozzato e che prevedeva la bonifica di circa due ettari esterni al sito industriale e la realizzazione di una discarica di servizio sui restanti 5. Una soluzione avversata da tutti. Con il raccordo del sottosegretario Giovanni Legnini, che chiedeva un progetto condiviso da sottoporre al ministero dell’Ambiente, negli ultimi due messi, i tecnici Solvay e il commissario hanno elaborato il progetto depositato ufficialmente il 14 agosto scorso. Il percorso che ora si dovrà intraprendere è quello della condivisione generale del progetto da parte del ministero dell'Ambiente, parti sociali e del comune di Bussi che dovrà tener conto della volontà della comunità bussese anche attraverso un referendum».
Che cosa prevede il progetto di bonifica?
«Condizione imprescindibile è l’allontanamento di tutti i rifiuti pericolosi dal sito di interesse e la realizzazione di un sito di deposito permanente per soli rifiuti non pericolosi o inerti. Contestualmente, per accelerare l'operazione di reindustrializzazione, si intende proporre di rendere disponibile l’area ex Medavox (già dismessa) interna allo stabilimento Solvay mediante l'intervento congiunto di bonifica da parte della struttura commissariale e di Solvay. Si lavorerà sulla ricognizione, mappatura e caratterizzazione dei sottoservizi e sul potenziamento Taf, cioè dei pozzi di emungimento per il controllo e il trattamento delle acque di falda. A carico di Goio restano la bonifica e/o messa in sicurezza dei sottoservizi con interventi sulle aree esterne allo stabilimento. A carico della Solvay restano lo spostamento del gasdotto, il completamento della caratterizzazione dei rifiuti: pericolosi e non, inerti e materiale riutilizzabile. I pericolosi saranno avviati in una discarica esterna autorizzata, i non pericolosi e gli inerti saranno messi a riserva in condizioni controllate evitando stoccaggi temporanei. Il ruolo di Legnini è stato molto importante, il parlamentare ha agito in maniera mirata e competente».
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