Discarica di Piano d’Orta, sette indagati

Il sindaco di Bolognano e i vertici della Edison accusati di omessa bonifica. Coinvolto pure il dirigente della Regione Gerardini
PESCARA. La procura di Pescara alza il velo su un altro gravissimo caso di inquinamento e fa partire sette avvisi di garanzia, con una serie di reati che riguardano l'omessa bonifica del sito, falso ideologico e omissione di atti d'ufficio, a vario titolo contestati agli indagati, fra i quali figurano anche i vertici di Edison.
Quello scoperto dai carabinieri forestali guidati dal colonnello Annamaria Angelozzi, nella frazione di Piano d'Orta del Comune di Bolognano, piccolo centro del Pescarese, può considerarsi uno dei siti inquinati più grandi d'Italia, con una superficie di circa 12mila metri quadrati: un sito dove, fino al 1965, era attivo l'impianto elettrochimico della società Montecatini, poi Montedison. Un'area che si trova a pochi chilometri dalla mega discarica dei veleni di Bussi, nella quale sorgeva una fabbrica di acido solforico. Destinatari degli ultimi quattro avvisi notificati in ordine di tempo dagli investigatori forestali su disposizione del sostituto procuratore Salvatore Campochiaro, sono il sindaco di Bolognano, Silvina Sarra (che è anche presidente facente funzioni della Provincia di Pescara), accusata di non aver disposto gli interventi del caso, conoscendo i risultati emersi dall'analisi di rischio della zona e conoscendo il pericolo dell'esposizione diretta e indiretta dei contaminanti per gli adulti e i bambini residenti; l'attuale comandante della polizia provinciale di Pescara, Giulio Honorati, per non aver esperito le dovute indagini finalizzata all'individuazione dei responsabili della contaminazione; il responsabile del settore ambiente della stessa polizia provinciale, Antonio Ricordi; il dirigente del servizio gestione rifiuti della Regione Abruzzo, Franco Gerardini, perché avrebbe omesso, nel 2010, di inserire il sito denominato comparto "Z" tra quelli potenzialmente contaminati. I quattro avvisi si sommano a quelli già notificati qualche tempo prima ai francesi Jean-Bernard Levy, presidente del consiglio di amministrazione della società Edison, e a Marc Benayoun, amministratore delegato della stessa società, che devono rispondere di omessa bonifica. C'è anche un settimo avviso, anch'esso notificato qualche tempo fa, a Federica Ederle, amministratrice della società Moligean srl, proprietaria dei terreni acquistati da Edison.
La vicenda prende le mosse da una denuncia presentata dal Movimento 5 Stelle e da Augusto De Sanctis della società Orinitologica Abruzzese. I fatti portati all'attenzione della procura, se dovessero essere confermati, sarebbero estremamente gravi, soprattutto perché il vasto inquinamento del sito in questione sarebbe stato celato agli abitanti della zona. Per meglio comprendere i termini della vicenda è necessario fare un passo indietro, quando il Comune di Bolognano, nel 1995, stipulò una convenzione con una società di costruzioni per antropizzare il sito. Nel corso degli anni, infatti, proprio adiacente al Sin (il sito di interesse nazionale gestito dal Ministero dell'Ambiente), vengono realizzate case, villette, un supermercato e persino un parco giochi per bambini. Dalle prime analisi effettuate da un consulente della procura pescarese emerse subito il quadro estremamente preoccupante dal punto di vista dell'inquinamento ambientale di quell'area: suolo e acque contaminate, rifiuti interrati. Secondo la consulenza ad inquinare la zona sarebbero stati diversi agenti chimici fra i quali vanadio, mercurio, piombo, rame, zinco e arsenico. Nel 2014 il Comune di Bolognano decide di effettuare un'analisi di rischio sul sito ormai antropizzato e i risultati furono sconcertanti. Nella sua relazione il perito affermava che il sito era talmente contaminato da mettere in serio rischio la salute di adulti e bambini residenti in quella zona. Rischi dovuti al pericolo di ingestione, inalazione di vapori e persino dall'utilizzo dell'acqua potabile. Ma quei terribili risultati non vennero mai resi noti alla popolazione e quella relazione, secondo la procura, rimase chiusa in un cassetto. Fin qui gli elementi d'accusa raccolti dalla procura grazie alle indagini dei carabinieri forestali. Adesso, dopo la notifica degli avvisi di garanzia, si passerà alla fase degli interrogatori dove gli indagati potranno fornire la loro versione dei fatti e, semmai, contestare le risultanze delle indagini.
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