Disperazione e degrado a Villa Delfico

Ricettacolo di rifiuti e rifugio per senza tetto, da anni la dimora ottocentesca attende di rinascere come polo culturale
MONTESILVANO. Vetri rotti, imposte cadenti, un manto d’erba sulla scalinata principale, graffiti sulla facciata, l’ingresso murato per evitare incursioni, rifiuti sparsi ovunque e addirittura materassi nascosti in un locale, traccia di “inquilini” abusivi.
A vederla oggi risulta difficile pensare che un tempo Villa Delfico possa essere stata la dimora di una delle famiglie più benestanti d’Abruzzo, che all’interno di quelle mura, circa 150 anni fa, abbiano vissuto personalità dell’importante casata e che proprio loro abbiano passeggiato in quell’immenso parco, ora utilizzato come rimessa da alcuni confinanti, in parte coltivato con ortaggi. Gli antichi splendori del palazzo che affaccia su corso Umberto, nel quartiere Villa Canonico, infatti, sono soltanto un lontano ricordo che con gli anni è sbiadito sotto l’usura del tempo e per l’incuria degli amministratori che non sono finora riusciti a restituire a Villa Delfico il decoro che merita. Ed è così che oggi la palazzina a due piani ha assunto le sembianze di una casa degli spiriti, dove il silenzio è rotto dalle imposte che sbattono con il vento, dai piccioni che entrano ed escono in cerca di cibo e dal traffico che scorre a pochi passi, sulla strada principale della città. A rendere ancor più dolorosa per i passanti la visione di quel che resta dello splendido palazzo ottocentesco, i graffiti che con il tempo sono apparsi sulla facciata e quella fila di mattoni che recentemente ha preso il posto dell’antico portone in legno, un modo greve per evitare incursioni nell’edificio ormai pericolante.
Non se la passa meglio il parco di 10mila metri quadrati, che si estende da corso Umberto alla Strada parco, con gli alberi che ormai si contano sulle dita di una mano ma dove crescono rigogliosi gli ortaggi coltivati da privati che negli anni hanno visto l’amministrazione alle prese con liti giudiziarie dovute a presunte usucapioni.
Eppure, c’è stato un tempo in cui sembrava che il palazzo stesse per tornare a splendere, grazie a un concorso bandito nel 2009 dall’allora amministrazione Cordoma – nell’ambito del programma denominato “Sensi contemporanei Qualità Italia" promosso dal governo e dalla Fondazione La Biennale di Venezia – volto a recuperare Villa Delfico per trasformarla in un centro culturale.
Progetto vincitore fu quello dell’architetto Vincenzo Vandelli, di Modena, che prevedeva interventi in tre lotti: recupero e restauro della palazzina per circa 1 milione e 400 mila euro; ristrutturazione delle “barchesse” ai lati dell’edificio, ossia luoghi un tempo destinati a contenere i locali di lavoro, che avrebbero dovuto ospitare bar e ristorante; realizzazione di un polo culturale, con sala conferenze e sale espositive, da realizzare ex novo alle spalle della villa. Degli interventi, che sarebbero dovuti partire nel luglio 2011, a oggi non si vede traccia..
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