Dolore e lacrime: 300 persone per l’ultimo saluto a Capuozzo

15 Gennaio 2020

Familiari, amici, avversari e compagni di squadra piangono il giocatore di calcio a 5 morto a 39 anni Stracolma la chiesa di San Giovanni Bosco a Montesilvano, la madre abbraccia a lungo il feretro

MONTESILVANO. Troppo grande il dolore per la perdita di Antonio Capuozzo, troppo piccola la chiesa per contenere l’affetto di amici e partenti. L’ultimo saluto al portiere del Pescara calcio a 5, morto d’infarto domenica notte a due passi da casa sua in via L’Aquila, è andato via tra le lacrime e gli abbracci di chi resta qui a piangerlo, i fiori e le torce, accese da un gruppo di tifosi nel momento in cui la bara è uscita dalla chiesa per l’ultimo viaggio.
Una bara adornata con la foto del 39enne napoletano, ma da dieci anni residente a Montesilvano, le maglie del Pescara e della Real Dem di Enea D’Alonzo, anche lui presente ai funerali e una sciarpa del club biancazzurro, con cui nel 2015 è diventato campione d’Italia. Un titolo a cui in seguito Capuozzo ne ha aggiunti altri, come ha ricordato anche Danilo Iannascoli con un post nei giorni scorsi, suo presidente durante l’epopea biancazzurra. Due coppe Italia, due supercoppe italiane e la final four di Uefa futsal cup nel 2016 a Guadalajara in Spagna: questi gli altri traguardi raggiunti da Capuozzo con il Pescara.
Trionfi che hanno legato il nome del portiere napoletano allo sport abruzzese e pescarese, presente nel giorno dell’addio nella chiesa di San Giovanni Bosco di Villa Verrocchio. Tra gli oltre trecento presenti alle esequie c’era anche Matteo Iannascoli, figlio di Danilo e direttore sportivo di quel Pescara. C’erano i rivali sul campo, ma non nella vita, Ennio e Nando Barbarossa, da anni al timone dell’AcquaeSapone. E poi ancora Giovanni Troilo, Antonio Iervolino, il patron Vincenzo Vellante dell’Acqua&Sapone Montesilvano di calcio a 11, il collega Stefano Mammarella, portierone dell’AcquaeSapone futsal e della nazionale, che è stato costretto ad assistere a tutta la messa sulla porta della chiesa di via Lanciano, per le troppe persone presenti. Come lui, sono stati in tanti ad attendere anche sotto la scalinata l’uscita del feretro, per poterlo salutare con un bacio o una carezza.
Accanto al mondo dello sport anche le massime autorità cittadine, che non sono volute mancare all’appuntamento, con il sindaco Antonio De Martinis e l’assessore Anthony Aliano, suo grande amico, in composto silenzio davanti alle parole di don Lorenzo. Proprio con Aliano il 39enne napoletano ha trascorso la serata di sabato prima di sentirsi male. In chiesa davanti a tutti c’erano i familiari più stretti, a partire dalla moglie Daniela che gli ha dato i figli Domenico e Davide. C’era anche la sorella Tiziana e la mamma Adriana, che non ha mai smesso di piangere durante tutta la funzione. Ed è stata proprio lei, alla fine, ad abbracciare per interminabili minuti il feretro, riempiendolo di baci quasi a non volerlo lasciare andar via, mentre il fumo delle torce accese avvolgeva tutti i presenti quasi come fosse un grande abbraccio.
«L’unica cosa da fare per trovare un briciolo di consolazione in questo momento di sofferenza è affidarsi a Gesù», ha detto il parroco durante la messa, «bisogna trasformare il dolore in voglia di aiutarsi e non in rancore. Tutto quello che nasce dallo spirito non può essere distrutto, nemmeno dalla morte».
Un po’ come la sua voglia di tornare in campo dopo una squalifica che ha sempre ritenuto ingiusta. Capuozzo, che lavorava nello staff di Porto Allegro, nonostante l’età ci contava ancora, aveva voglia di vivere una nuova giovinezza tra quei pali che gli hanno regalato tante soddisfazioni. Lo farà da lassù, in cielo, anche se per chi oggi resta a piangerlo questa non può essere una consolazione.
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