Don Giampietro va via dopo 33 anni

Villa Verrocchio. Commozione a San Giovanni Bosco dove il sacerdote lascia in eredità la mensa dei poveri, gli scout e la sagra
MONTESILVANO. Don Giampietro Pittarello lascia la parrocchia di San Giovanni Bosco dopo 33 anni. L’arcivescovo Valentinetti ha reso noto l'avvicendamento dei sacerdoti nella diocesi di Pescara-Penne, e il 13 settembre sarà don Lorenzo Di Re (della diocesi di Macerata) a raccoglierne l’eredità.
Arrivato senza troppi clamori nel lontano 1985, don Giampietro se ne va in punta di piedi dopo oltre un trentennio. «Lascio una comunità solida capace di camminare con le proprie gambe. Accoglieranno chi verrà dopo di me con la fede e la gioia che ci hanno contraddistinto in tutti questi anni», commenta don Giampietro. Un filo di emozione traspare dalle sue parole e sarebbe strano il contrario, dopo una vita dedicata alla sua comunità nel cuore di Villa Verrocchio. Semplicità e amore per il prossimo sono i pilastri di una realtà che ha ritrovato entusiasmo e voglia di cambiare le cose partendo dal basso. Ma ciò che stupisce è la quantità di iniziative messe in piedi da don Giampietro con l’ausilio dei suoi parrocchiani. Tra i lunghi cammini di fede (il primo nell’88, a Roma) e i campeggi in montagna, la comunità si è stretta attorno al suo parroco creando una sinergia nel segno della parola di Dio. Ma non finisce qui, poiché da queste parti i giovani e i meno fortunati hanno sempre avuto l’opportunità di essere ascoltati. «L’arte del saper ascoltare è stato uno dei primi insegnamenti di don Giampietro», affermano i suoi parrocchiani, «e grazie a lui un piccolo gruppo di giovani entusiasti ha cominciato a comprendere cosa volesse dire mettersi al servizio del prossimo, formando una comunità coraggiosa ed effervescente sotto l’ombra della Provvidenza Divina».
Tra le iniziative, il Laboratorio Incontro per diversamente abili è il fiore all’occhiello. Con lo stesso spirito sono nati i centri d’ascolto per condividere la parola di Dio, sperimentandone la forza al cospetto delle difficoltà della vita. «Il bene ha la capacità di non scomparire mai e il Signore ci ha riempito di grazie in questi lunghi anni», continua don Giampietro. Un personaggio umile che non ama le luci della ribalta, ma è la moltitudine di iniziative (condite da semplicità e umiltà) a parlare per lui. La mensa dei poveri, la Sagra Mare e Monti e la rinascita del gruppo scout. Ad elencarle tutte si perde il conto, ma non c'è dubbio che da queste parti sia stato un quartiere intero a “farsi comunità”, sotto l’abbraccio vigile e paterno di don Giampietro. Ogni membro della comunità è legato al suo parroco da esperienze diverse. Dalle scuole di educazione familiare ai viaggi in Africa. La comunità di San Giovanni Bosco, infatti, mantiene ben saldi i rapporti con la Missione dei Padri Caracciolini nella regione Nord Kivu della Repubblica Democratica del Congo con la costruzione di un orfanotrofio e di centri scolastici. Ma la comunità ha messo radici anche in Albania, per diffondere il messaggio del Signore attraverso la presenza di alcune famiglie. C’è spazio per tutti in un cammino di fede che parte da lontano e che, al tramonto della 20ª edizione della sagra Mare e Monti, perde il suo condottiero, ma conserva intatto il suo spirito di comunione e condivisione, maturato e consolidato nel rapporto trentennale tra un piccolo grande parroco e la sua comunità.

