Don Max: le periferie? Abbassate le tasse

8 Maggio 2019

Il parroco di Rancitelli: ingiusto far pagare ai residenti di via Sacco, che sono senza servizi, aliquote come in via Regina Elena

PESCARA. Parole come “riqualificazione e valorizzazione delle periferie” compaiono con sfumature differenti nei programmi di ognuno degli otto candidati sindaci. Ricette per la legalità, snocciolate quotidianamente in dibattiti e confronti con i cittadini. Ma quali sono le priorità reali delle famiglie che abitano nei palazzoni del Ferro di Cavallo e nelle stradine a ridosso di Rancitelli?
Il Centro lo ha chiesto a don Massimiliano De Luca, conosciuto come don Max, il parroco di frontiera che dopo dieci anni nel quartiere cuscinetto di Fontanelle, da circa tre guida la chiesa dei Santi Angeli Custodi, a Villa del Fuoco. Il suo sogno è di «assistere al riscatto di Rancitelli, com’è stato per la Garbatella a Roma» che da quartiere difficile, oggi è una delle zone più ambite per viverci.
Don Max, cosa serve alle nostre periferie per ripartire?
«In primo luogo la sicurezza perché, al di là di quello che dicono il prefetto e il questore, qui c’è la malavita organizzata intorno alle famiglie Ciarelli e Spinelli. Poi l’abitabilità, perché le giovani famiglie non vengono più ad abitare in queste zone prive di servizi e strutture».
Che cosa manca in questi quartieri?
«A Rancitelli non esistono piazze né luoghi di aggregazionei. Non ci sono telecamere, il parcheggio della chiesa è sempre pieno di siringhe, mancano i servizi e la gente non vuole più abitarci. Le agenzie immobiliari hanno smesso di prendere commesse qui. Come ha ben spiegato il docente di Architettura, Piero Rovigatti, c’è stato il fallimento totale del piano regolatore. Non aiuta poi questa proliferazione dei centri di scommesse».
Come risolvere il problema sicurezza?
«Fermando la costruzione delle case popolari concentrate in un unico quartiere che creano soltanto marginalizzazione e demolendo una parte del Ferro di Cavallo, aprendolo verso via Tiburtina, in modo da dare luce e respiro. Le abitazioni Ater, invece, devono essere spalmate su tutto il territorio comunale. Soltanto così non ci sarebbero più periferie, ma quartieri dotati di tutti i servizi. Sogno una Rancitelli che si sappia riscattare, che sia abitabile e sia sede di associazioni, come è successo a Roma con la Garbatella».
I candidati sindaci hanno proposto diverse soluzioni, ne condivide qualcuna?
«L’unica proposta concreta non l’ha detta nessuno. E cioè ripartire le tasse comunali non in base ai metri quadrati dell’abitazione o al numero dei componenti, ma in base al quartiere in cui si abita. Perché in via Regina Elena e in via Regina Margherita le tasse devono essere uguali a via Sacco? Non mi piace l’idea di realizzare un dormitorio nei palazzi ex Clerico, perché avrebbe l’effetto di mettere altri poveri in una zona già troppo povera. Piuttosto costruitelo in centro».
Il nome Rancitelli va eliminato per Villa del Fuoco?
«Assolutamente no, non si può cancellare la storia. Il nome compare negli archivi già a fine ’800 per indicare una strada e, dopo la seconda guerra mondiale, ricorda l’ingegnere che venne a Pescara per ricostruirla dopo i bombardamenti».
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