Don Max: «No al progetto per via Tavo»

1 Maggio 2022

Il parroco simbolo della lotta alla criminalità boccia gli edifici che sostituiranno il Ferro di cavallo

PESCARA. «Basta cemento a Rancitelli, basta ghetti, serve bellezza nel quartiere. Al posto delle case vanno costruite le piazze, i luoghi di aggregazione per fare cultura, tutto ciò che può servire come ascensore sociale, soprattutto per i giovani». Torna a scatenarsi l'ira di don Massimiliano De Luca, don Max per tutti, parroco della chiesa degli Angeli Custodi, di via Lago di Posta, davanti alla quale «i tossici vengono a farsi la dose portandosi dietro i materassi per stare più comodi, tanto non ci sono telecamere a sorvegliarli», ironizza il sacerdote. E lancia un appello forte e accorato al sindaco Carlo Masci, all'intera amministrazione comunale e ai vertici dell'Ater.
Il prete coraggio, che ogni giorno sfida la criminalità di quartiere, si dice d'accordo sull'abbattimento del Ferro di cavallo in via Tavo, ma il progetto di ricostruzione di nuovi alloggi lo ha fatto infuriare: «Per decenni quel delirio architettonico, che è in via Tavo dal numero civico 165 al 185, ha vantato la poco invidiabile nomea di “paradiso della droga”. Anche se, purtroppo, nessun residente ha ricevuto l’invito a partecipare al dibattito sulla ricostruzione che dovrebbe seguire la demolizione dei palazzi, siamo assolutamente favorevoli alla cancellazione di quello che per troppi anni è stato il covo della malavita organizzata. Ma non siamo più disposti a prestarci alla logica perversa, che vuole fare del nostro territorio la discarica sociale della città. Altri 56 appartamenti-alveari in via Tavo: ma perché proprio a Rancitelli? Perché non spalmare gli alloggi su tutto il territorio cittadino per evitare la formazione di ghetti?».
«E poi», osserva il sacerdote di frontiera, «sono già in costruzione altri 60 appartamenti in via Tronto. Bastano e avanzano quelli, oltre ai 784 appartamenti dell'Ater già esistenti: 176 in via Lago di Borgiano dove ben venga un giardino al posto dei tre palazzi da abbattere; 186 in via Lago di Capestrano; 72 in via Nora; 6 in via Lago di Lesina; 35 in via Osento; 20 in via Sangro; 253 in via Tavo; 36 in via Trigno; senza contare tutti gli altri di proprietà del Comune. Basta colate di cemento, al posto del Ferro di cavallo si costruisca una piazza, un punto di aggregazione, una fontana, qualcosa che sia bello. Vogliamo la bellezza in questo quartiere, altrimenti Rancitelli sarà condannata a rimanere sempre Rancitelli». (c.co.)