Doppia coppia che si divide su tutto

22 Novembre 2015

“Dobbiamo parlare” è il nuovo film di Sergio Rubini, un’opera nata a teatro

Tutto in una notte, tutto in un interno, quasi una piéce teatrale. Un chirurgo, una ghostwriter, una dermatologa e uno scrittore. Due coppie per parlare d’amore. Dietro la macchina da presa, Sergio Rubini, venticinque anni dopo “La stazione”, premio della Settimana Internazionale della Critica di Venezia, David di Donatello e Nastro d’Argento per il miglior regista esordiente. “Dobbiamo parlare” è il suo dodicesimo film, presentato alla più recente Festa del Cinema di Roma. Opera nata a teatro, poi diventata film, opera di parole, basti pensare al titolo, che nel passaggio da un mezzo espressivo all’altro perde molto in traduzione e dimentica che una fedeltà assoluta è un’operazione persa in partenza. Roma, oggi. In un prestigioso attico in centro, convivono l’affermato scrittore Vanni (Sergio Rubini) e la compagna Linda (Isabella Aragonese), ex-allieva vent’anni più giovane di lui, collaboratrice in incognito al suo ultimo libro, un vero e proprio insuccesso. L’irruzione improvvisa di Costanza (Maria Pia Calzone), la più cara amica di Linda, è l’evento che scardina la loro apparente tranquillità. Ha appena scoperto che il marito Alfredo (Fabrizio Bentivoglio), stimato cardiochirurgo, la tradisce. E’ solo l’inizio di una lunga, a tratti lunghissima, notte piena di rancori e recriminazioni, tempo ideale per svuotare sacchi pieni di segreti. Opera straparlata, come già detto, ma come ci insegna il “Carnage” di Roman Polanski (gioiello tratto dall'opera teatrale “Il dio del massacro” della drammaturga e scrittrice francese Yasmina Reza), tutto dipende dalle parole e da chi le pronuncia. Qui lo stereotipo la fa da padrone, Rubini mette in scena uno scontro socio-culturale e generazionale visto così tante volte che sai da subito dove vuole andare a parare. Perché se la coppia formata da Rubini/Ragonese è la classica coppia di intellettuali di sinistra con attico in centro e filippino, quella composta da Bentivoglio/Calzone rimanda al centrodestra più ignorante e ossessionato dall’ostentazione di potere e denaro. Tutto chiaro, sopra le riga. E se si ride si ride grazie alle sproporzioni, grazie a Fabrizio Bentivoglio, talmente tronfio e borghese da farci ridere controvoglia.

(cr.b)