Dove curare i “pendolari del dolore”?

23 Settembre 2015

I pazienti dirottati dopo il guasto: non c’è ancora accordo con la Asl di Chieti per il turno serale. E Teramo è già in affanno

PESCARA. «È da quasi un mese e mezzo che viviamo una situazione incredibile. Ma ci siamo impegnati per garantire la continuità delle terapie e assicurare le cure ai casi urgenti smistandoli in altri ospedali». Così il primario della Radioterapia di Pescara Marco D’Alessandro racconta la quotidianità del suo reparto che, dal 20 agosto scorso, deve convivere con un macchinario rotto che ha innescato un’odissea per i malati di tumore costretti a percorrere chilometri e chilometri per sottoporsi a terapie salvavita. Il pezzo rotto è atteso dalla Germania ma non si tratta di un semplice ricambio: visto che il macchinario ha almeno 11 anni, il ricambio non si trova più e deve essere costruito apposta. «Un pezzo di ricambio quasi introvabile», dice anche il primario, «comunque, l’ordine è stato fatto il 24 agosto scorso e, nelle clausole, è stato specificato che la consegna dovrebbe avvenire in 6/8 settimane, quindi tra il 15 e il 16 ottobre prossimi. Poi, nel giro di qualche giorno, torneremo operativi come al solito».

Trasporti difficili. Ma manca ancora un mese ed è troppo per i malati e le loro famiglie: c’è chi si arrangia da solo, telefonando e cercando un posto anche fuori Abruzzo, e chi, in condizioni più gravi, deve aspettare la disponibilità delle ambulanze e proprio per pazienti del genere non è infrequente che i trattamenti slittino per la mancanza dei mezzi di trasporto da un ospedale all’altro.

In lista 150 pazienti. D’Alessandro spiega cosa è successo: «Non si è rotto l’acceleratore lineare che sta continuando a funzionare normalmente per i pazienti già in trattamento ma un macchinario di supporto che viene utilizzato per i pazienti nuovi e che è necessario a calcolare la quantità di radiazioni da eseguire. Quindi, i disagi di spostarsi da Pescara in altri ospedali sono stati limitati solo ai pazienti nuovi. Comunque, i pazienti non sono mai stati abbandonati». Ma sono più di 150 i pazienti in lista d’attesa per la radioterapia e non sanno ancora dove e quando potranno farsi i trattamenti. I familiari si presentano all’accettazione del reparto, nel seminterrato dell’ospedale, e chiedono informazioni ma, in risposta, non possono avere ancora certezze. «È comprensibile l’ansia dei pazienti che aspettano una cura ma stiamo selezionando le urgenze», dice il primario.

Quattro mesi d’attesa. A Pescara la lista d’attesa, di solito, è compresa tra due e tre mesi: tanto può passare tra la visita e l’inizio della radioterapia. Ma la rottura del macchinario comporterà, inevitabilmente, un allungamento dei tempi: significa che un malato già in lista potrebbe aspettare anche 4 mesi o più per iniziare la terapia.

A Chieti 46 pazienti. I problemi di Pescara si riversano sugli altri ospedali: la situazione più critica è a Chieti. Per raccontarla il primario Domenico Genovesi si affida ai numeri: «A fronte di una domanda di 1.200 pazienti all'anno, noi riusciamo a garantire assistenza solo a 800 persone. Significa che 400 pazienti, circa 40 al mese, devono essere trasferiti fuori regione». Il reparto del Santissima Annunziata, quindi, è già al limite. «Ma abbiamo dato ampia disponibilità a Pescara. Per adesso, abbiamo preso in carico una trentina di pazienti durante il giorno. Inoltre, abbiamo dato disponibilità ad attivare un turno serale tra le 20 e le 24 per altri 16 pazienti ma per l’attivazione serve una convenzione tra la Asl di Chieti e quella di Pescara e non è stata ancora fatta». Il problema dei vertici della sanità pubblica è questo: ma chi paga lo straordinario al personale di Chieti per le cure ai malati di Pescara? La risposta non interessa ai pazienti.

Trasferte a Teramo. Pazienti pescaresi sono finiti anche a Teramo: la Radioterapia accoglie uno-due pazienti al giorno provenienti da Pescara. All’ospedale Mazzini sono in funzione due acceleratori lineari: un moderno Trilogy della Varian, inaugurato nel novembre scorso, e un vecchio Siemens, acquistato nel 2001. Il primo macchinario funziona su due turni, di mattina e pomeriggio, il secondo solo di mattina. I pazienti provenienti da Pescara sono inseriti in questi turni. Il primario, Carlo D’Ugo, sottolinea che dare una mano alla radioterapia pescarese «con cui ci sono rapporti ottimi e un rapporto di collaborazione antica, è un dovere. Siamo disposti ad accogliere i pazienti per i prossimi due mesi, poi smantelleremo il vecchio Siemens per far posto al nuovo acceleratore. Ne rimarrà in funzione solo uno e almeno per 8 mesi entreremo in affanno anche noi». Al Mazzini, infatti, ci sono già liste di attesa di un paio di mesi. Ma D’Ugo è solidale con i pazienti di Pescara: «Capisco che farsi cento chilometri per loro sia pesante, soprattutto per chi sta male, ma certo non ci sono alternative».

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