Dragaggio, Testa sotto processo per falso

16 Ottobre 2019

L’ex presidente della Provincia tra i 13 rinviati a giudizio per l’appalto del 2011 che secondo la procura sarebbe stato pilotato

PESCARA. Processo per tredici, un patteggiamento e un'assoluzione con il rito abbreviato. Si chiude così, davanti al gup Gianluca Sarandrea, la fase dell'udienza preliminare di un procedimento piuttosto datato (i fatti sono addirittura del 2011) che ruota attorno al dragaggio del porto del fiume Pescara e all'appalto che secondo l'accusa sarebbe stato pilotato.
Un procedimento penale che ha avuto un iter travagliato e del quale si occupò persino la procura distrettuale antimafia dell'Aquila: ma poi venne operato uno stralcio e la questione dragaggio tornò nella competenza di Pescara. Diciamo subito che dei 15 imputati, uno, Dante Boscolo, ha patteggiato due mesi in continuazione con un altro procedimento, mentre Carlo Amato, che aveva scelto la strada del rito abbreviato, è stato assolto.
Gli altri tredici sono invece stati tutti rinviati a giudizio e fra questi spicca il nome dell'attuale consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Guerino Testa, coinvolto nel processo in quanto all'epoca dei fatti, oltre a essere presidente della Provincia di Pescara, era anche commissario delegato per il dragaggio, insieme ai responsabili unici Angelo Bellafronte Taraborrelli ed Emanuele Ucci. Ed è a carico di questi tre imputati che pesa il reato di falso, mentre per tutti gli altri (compreso Taraborrelli) il reato contestato è quello di turbativa d'asta. E infatti sotto processo, all'udienza del 10 febbraio prossimo, andranno anche Giuseppe Biscontin, Francesco Gregolin, Marcello Rossi, Paolo Del Pistoia, Umberto Cicutin, Franco Bresciani, Antonella Bean, Roberto Boscolo, Diego Paltrinieri e Walter Malvolti.
Ma che cosa avrebbe fatto Testa? Secondo l'accusa, insieme a Ucci e Taraborrelli, avrebbe attestato il falso in fase di apertura dei plichi di gara, dichiarando che gli stessi «venivano aperti davanti ai tre della commissione, mentre si è accertato», si legge nell'imputazione, «che almeno dalle ore 9 (orario di apertura del verbale) e fino alle ore 11,10, il presidente Testa non era presente alla seduta di apertura dei plichi e non ha apposto le sigle di contrassegno al momento dell'apertura delle buste». Si trovava, almeno così si disse, in una stanza a fianco a presiedere una riunione in Provincia. Più complessa l'accusa per la turbativa d'asta in capo agli altri imputati: «Taraborrelli quale factotum della gara di appalto e gli altri, hanno organizzato un cartello di partecipazione all'appalto al fine di favorire la ditta Dragaggi srl, seppur è risultata essere aggiudicataria dell'appalto la ditta Gregolin». In sostanza, la Gregolin avrebbe acquistato «formalmente con la procedura del "nolo a freddo" il materiale e i mezzi da altra ditta (la Dragaggi), mentre attraverso la procedura del "distacco" utilizzava i lavoratori della Dragaggi attivando così, di fatto, una procedura di "nolo a caldo" che le avrebbe impedito tale azione sia perché trattasi di effettivo subappalto, sia perché trattandosi di cessione dell'83 per cento dell'importo della gara, trattasi di un vero e proprio sub-ingresso della seconda ditta alla prima, violando tutte le regole della trasparenza». E ancora nell'imputazione si legge che si accertava «senza ombra di dubbio che quantomeno la Dragaggi fosse a conoscenza dei nomi dei partecipanti alla gara e delle percentuali di ribasso che avrebbero proposto con l'accordo non soltanto delle ditte partecipanti, ma anche del Taraborrelli e del Biscontin».
Insomma, una brutta vicenda che però rischia, visto il tempo passato, di non arrivare neppure al primo grado di giudizio per la prescrizione.