Due anni da incubo, i numeri della disfatta

2 Marzo 2021

Sono 1.600 le imprese che hanno chiuso i battenti dal 2019 ad oggi. Ottomila i posti di lavoro persi, solo negli ultimi due anni. Alla crisi generale del commercio, pre Covid, si è aggiunta la...

Sono 1.600 le imprese che hanno chiuso i battenti dal 2019 ad oggi. Ottomila i posti di lavoro persi, solo negli ultimi due anni.
Alla crisi generale del commercio, pre Covid, si è aggiunta la mazzata causata dai mancati ristori che alle aziende sono arrivati a singhiozzo, a distanza di tanti mesi gli uni dagli altri o non sono arrivati affatto all’indirizzo delle singole attività. In ginocchio aziende di ogni settore merceologico, bar, ristoranti, alberghi, il settore dell’abbigliamento, delle calzature, del weeding che si trascina dietro tutta la filiera dei fotografi, fiorai, gioiellieri.
I numeri del default, peggiorato dall’emergenza sanitaria con i lockdown, le zone rosse, chiusure e aperture a lunga distanza, sono allarmanti. E le proteste dei vari comparti commerciali dilagano in tutte le piazze d’Italia. Il prossimo 10 marzo, Roma sarà inondata di commercianti legati alle Partite iva che protesteranno per chiedere di poter riaprire i negozi e le attività oppure di ottenere risarcimenti per coprire le innumerevoli perdite causate dalla impossibilità a lavorare .
Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, rende noti i dati di migliaia di aziende in difficoltà. Nel 2019 erano 8.864 a Pescara, 238 hanno cessato di esistere. Su 174 alberghi, 11 hanno chiuso i battenti. In provincia di Pescara su 2.156 hotel, bar e ristoranti, 185 hanno abbassato le serrande definitivamente.
Nel 2020, anno della pandemia, hanno chiuso 591 imprese di svariati settori, 8 alberghi e 157 pubblici esercizi.
Le stesse preoccupazioni sono condivise da Confesercenti, con il presidente Raffaele Fava e il direttore Gianni Taucci, che spingono per una risoluzione urgente delle problematiche dei vari settori ormai alla canna del gas. L’aiuto delle banche si rivela fondamentale nei momenti critici attraversati dalle imprese. Confcommercio e Confesercenti fanno notare che «la richiesta di rientri alle scadenze in questo momento in cui nessuno lavora, è una beffa per tutti i commercianti. Le banche devono sostenere le imprese, non affossarle con richieste fuori luogo in questo periodo storico». (c.co.)