Due i terroristi in fuga Siringhe nei due covi

Ritrovato il cellullare di uno dei kamikaze con l’sms “Ok, siamo pronti” Fermato secondo artificiere. I due negano: abbiamo solo fatto da autisti
ROMA. Un tassello dopo l’altro si ricompone il puzzle del venerdì di sangue di Parigi, ma mentre un secondo presunto artificiere cade in trappola, Salah Abdeslam, l’ottavo uomo del commando jihadista è irreperibile. E con lui è ricercato un secondo uomo, il nono killer, che potrebbe essere tra gli autori degli attacchi nei bar e nei ristoranti. Assieme a Salah Abdeslam, l’attentatore sarebbe stato a bordo di una Seat nera, probabilmente la Leon ritrovata a Montreuil carica di kalashnikov, dove ora si cercano tracce di Dna mentre spunta un’altra auto sospetta. È una Clio nera noleggiata in Belgio, che potrebbe essere stata utilizzata per gli attentati o per la logistica. La vettura è stata ritrovata nei pressi del boulevard Ornano, nel 18° arrondissement, una collocazione che fa ipotizzare il progetto di un assalto a Montmartre. In uno dei luoghi degli attentati, rivela inoltre la Cnn, è stato ritrovato il telefonino di uno dei kamikaze. Sul display un sms: «Ok siamo pronti».
Appello del fratello a Salah. In un appello tv intanto Mohamed Abdeslam ha chiesto al fratello Salah di consegnarsi: «È meglio che si arrenda affinché la polizia possa fare piena luce su questa storia. È innocente fino a prova contraria». Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha reso noto che l’estate scorsa in Francia sono stati «sventati» sei attentati «di questo tipo», e il premier Manuel Valls ha ribadito che «altri attentati sono senza dubbio in preparazione.
Due gli artificieri arrestati. Con Mohamed Amri, il 27enne arrestato a Molenbeek, è sospettato di avere confezionato le cinture esplosive indossate dai sette kamikaze un 21enne incensurato, Hamza Attou: nella sua abitazione, come in quella di Amri, è stato ritrovato nitrato di ammonio, oltre a munizioni calibro 5.56 e 7.62, queste ultime usate per i kalashnikov. Ma i due negano: «Il nitrato lo usiamo come fertilizzante per il giardino» si sono giustificati. Amri e Attou hanno ammesso di avere avuto «solo» un ruolo di autisti, ma di essere sempre rimasti all’oscuro di tutto. Salah, hanno raccontato, avrebbe chiamato Attou alle 2 del mattino di sabato, chiedendogli di riportarlo a Bruxelles: «Puoi aiutarmi, puoi venire a prendermi a Parigi? Ti pago la benzina e i pedaggi» avrebbe detto ad Hamza. Questi avrebbe chiesto a sua volta ad Amri di accompagnarlo con la sua Golf. I due avrebbero attraversato la frontiera attorno alle 3 per dirigersi verso Montreuil, dove Salah aveva lasciato la Seat con le armi. Durante il viaggio di ritorno sarebbero stati fermati e controllati tre volte, ma sarebbero passati senza difficoltà perché la segnalazione su Abdeslam non era ancora stata diffusa. Attou avrebbe raccontato di aver lasciato l’amico vicino allo stadio “Re Baldovino” di Bruxelles, dove era in programma l’amichevole di calcio Belgio-Spagna, annullata ieri. Amri, invece, ha riferito che Abdeslam è stato condotto a Molenbeek, il sobborgo arabo di Bruxelles.
Siringhe nei covi, ipotesi droga. A Parigi i terroristi si sono rintanati in due basi: due camere d’albergo affittate da Salah nella banlieu di Alfrotville due giorni prima del massacro e un appartamento affittato per una settimana - dal 10 al 17 novembre - a Bobigny, sobborgo a est di Parigi, dal fratello di Salah, Brahim, suicida in boulevard Voltaire. La villetta, dove è stato scoperto materiale telefonico, è stata ritrovata grazie al Gps della Seat.
Nelle due camere dell’Appart city hotel, prenotato via Booking.com, sono state rinvenute siringhe, aghi corti e fili da intubazione sparsi sul tavolo. La polizia scientifica dovrà ora chiarire se il materiale sia stato usato per fabbricare le cinture esplosive o se sia servito anche per iniezioni ipodermiche. «E se i killer si fossero drogati?» si chiede “Le Point”. Uno dei testimoni del massacro del Bataclan infatti ha riferito di aver visto i killer fermi per diverse ore davanti alla sala concerti: «Avevano facce da morti viventi» ha detto. Brahim Abdeslam aveva precedenti con la droga: era stato il gestore, a Molenbeek, di un bar chiuso il 2 novembre scorso dopo controlli che avevano accertato nel locale il consumo di «sostante allucinogene proibite». Nelle stanze dell’Appart city - dove sono stati ritrovati anche avanzi di pizza e madeleines al cioccolato - secondo gli inquirenti potrebbero aver soggiornato sei persone.
Continuano le perquisizioni. Una nuova ondata di controlli ieri ha investito il territorio francese: 128 le perquisizioni, mentre 115mila uomini in più sono stati schierati sul territorio. In Germania intanto sono state rilasciate dopo una lunga giornata di accertamenti sette persone sospette fermate ad Alsdorf, vicino ad Acquisgrana. Per la polizia «non ci sono elementi che le mettano in relazione con Parigi». Dalla Serbia arriva poi l’ulteriore conferma che il passaporto siriano ritrovato accanto al corpo del kamikaze dello stadio è probabiblmente falso: nel Paese risultano entrate otto persone con i documenti intestati ad Ahmad Almohammad. La polizia ha diramato la foto.
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