Due ladri acciuffati e subito liberati

Il questore: può essere frustrante ma noi continuiamo a lavorare per i cittadini. Il problema non si risolve con le ronde
PESCARA. Arrestati e subito rimessi in libertà, nel giro di poche ore. Accade di frequente. E nelle ultime ore è successo due volte, in due casi diversi, a Pescara e Montesilvano. Uno degli arrestati è un ladro di biciclette: è stato sfortunato perché è stato intercettato sul lungomare Matteotti da un poliziotto della squadra volante libero dal servizio mentre stava rubando una bici insieme a un complice. I due avevano appena tranciato la catena che legava la bici a un palo e stavano portando via il mezzo quando sono stati notati, riconosciuti (perché si tratta di persone note alla polizia) e inseguiti. Uno è riuscito ad allontanarsi, ma è stato comunque denunciato, l’altro è stato acciuffato e la bici recuperata.
Per S.F., un 40enne originario di La Spezia che vive a Pescara, è scattato l’arresto da parte degli uomini della Volante, diretti da Paolo Robustelli. Solo pochi giorni fa era stato arrestato a Giulianova per un furto su un mezzo in sosta e in passato è stato già fermato per furti, truffe e droga. La bici è stata portata in questura e la polizia intende risalire al proprietario mentre il 40enne ieri mattina ha raggiunto il Tribunale e dopo un po’ è tornato libero perché (dopo la convalida dell’arresto) ha patteggiato la pena ed è stato condannato a 10 mesi e 300 euro di multa: la pena è stata sospesa.
Il secondo episodio risale a mercoledì e in questo la protagonista è una ladra professionista di 21 anni, giunta in Italia dalla ex Jugoslavia e domiciliata a Silvi. L’hanno intercettata a Montesilvano i carabinieri del posto, agli ordini del capitano Vincenzo Falce. Al 112 è arrivata la segnalazione di un cittadino che ha visto la 21enne scavalcare la recinzione di una villetta, in via Gozzano. All’arrivo della pattuglia la giovane (che ha finto di essere incinta) stava cercando di scardinare una finestra ed è stata bloccata dai carabinieri che l’hanno arrestata. Poco dopo hanno scoperto che la giovane deve scontare una pena di 5 mesi e 10 giorni per condanne precedenti legate a furti commessi a Roma nel 2014. È stata quindi accompagnata in una struttura per minori di Roma proprio in virtù del cumulo di pene. Altrimenti sarebbe tornata libera, perché dopo la convalida dell’arresto è stata sottoposta all’obbligo di firma a Silvi.
Ai cittadini che si indignano per episodi come questi, e vorrebbero vedere in carcere i responsabili di alcuni reati particolarmente odiosi, lancia degli spunti di riflessione il questore Francesco Misiti. «Può bruciare che accada. Ma ci sono un codice penale e un codice di procedura penale che si devono rispettare. Il giudice valuta tante cose», anche per decidere il tipo di misura, «ma non sono scelte a cuor leggero» e non bisogna pensare a una «responsabilità dei giudici. Siamo in uno stato democratico», non va mai dimenticato», dice Misiti. «E si deve avere fiducia nel lavoro delle forze di polizia e della magistratura. Non deve venire meno la fiducia nei confronti della giustizia» né è opportuno pensare che alcuni problemi si possano risolvere con «le ronde». «C’è uno stato di diritto, ci sono delle forze di polizia che funzionano bene e la magistratura che giudica. Tutto avviene secondo le regole».
E poi c’è un altro elemento da tenere a mente. «La pena deve essere rieducativa, non punitiva» e un principio del genere «non può venire meno». La polizia fa il suo. «Noi dobbiamo prevenire, reprimere e mettere il cittadino in condizione di stare tranquillo». Capita che qualche volta tra gli agenti si faccia strada un certo scoramento, come tra i cittadini, ma «avviene in silenzio». E il messaggio di Misiti ai suoi è di «continuare sempre a lavorare».

