Duomo di Teramo scrigno d’arte nel cuore cittadino

Stasera alla Biblioteca diocesana presentazione del volume ricco di immagini e documenti inediti
di Anna Fusaro
TERAMO
La storia, l’architettura, i tesori d’arte racchiusi nella cattedrale di Teramo, magnifica opera d’arte essa stessa, cuore del centro storico della città, sono raccontati nel pregevolissimo volume “Il Duomo di Teramo”, di Berardo Pio, Enrico Santangelo, Marcello Sgattoni, pubblicato dalla casa editrice teramana Ricerche&Redazioni. Realizzato dall’editore Giacinto Damiani in collaborazione con la diocesi di Teramo-Atri, denso di illustrazioni e di documenti e testimonianze inedite, arricchito dalle fotografie di Giampiero Marcocci, il libro (228 pagine, 50 euro) verrà presentato questa sera, 8 settembre, alle ore 19.30, nella Biblioteca diocesana, in via San Berardo 22. Intervengono monsignor Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri, don Aldino Tomassetti, parroco della cattedrale, gli autori Berardo Pio, Enrico Santangelo, Marcello Sgattoni, e Paola Di Felice e Luca Falconi Di Francesco, presenti nel volume con due scritti; modera Gino Mecca. «I contributi raccolti in questa pubblicazione, ciascuno nello specifico orizzonte di indagine, puntualizzano i tratti di una storia di singolare vivacità e rendono riconoscibili nel complesso architettonico e negli apparati decorativi della Cattedrale di Teramo le tracce dei fatti ecclesiastici, politici e civili che hanno segnato la storia della città e della diocesi aprutina» sottolinea monsignor Seccia «Pur consapevole che gli aspetti monumentali, storici, archeologici e artistici richiamano l'attenzione degli studiosi e dei visitatori, ritengo importante evidenziare che il significato profondo della presenza della Cattedrale in un contesto urbano va cercato nella trama della vita di una Chiesa e nella relazione che ha legato e lega un popolo al proprio vescovo.
In questa prospettiva, gli interventi di costruzione, le modifiche, gli ammodernamenti apportati dai vescovi teramani al Duomo, documentati e studiati nelle pagine di questo libro, testimoniano di una civiltà cristiana che ha saputo vivere in continuo divenire, come pure di un agire pastorale forte e significativo, delle riforme dei grandi Concilii, di un ininterrotto annuncio del Vangelo». Anche attraverso questa relazione tra la comunità e il suo pastore, lo storico Berardo Pio ha ricostruito nella sezione "Il vescovo, la cattedrale e la città" la storia del tempio dedicato a San Berardo, patrono di Teramo. Storia iniziata nel 1158, quando il vescovo aprutino Guido II diede inizio all’edificazione della nuova cattedrale dopo la distruzione della città, l’antica Interamna Praetuttianorum (tra il 1149 e il 1156). Come spiega anche monsignor Tomassetti, altri vescovi intervennero sul tempio: Niccolò degli Arcioni nel Trecento prolungò la cattedrale con la parte gotica; Tommaso Alessio De’ Rossi la rivestì nel Settecento di sontuosità barocche; Antonio Micozzi tra il 1931 e il 1933 restituì la chiesa alle originari linee medioevali, demolendo gli apparati settecenteschi a eccezione del “Cappellone” di San Berardo. Enrico Santangelo approfondisce nelle pagine del volume gli aspetti artistico-architettonici del Duomo lungo tutta la sua lunga storia costruttiva, con l’aiuto anche di piante, planimetrie, fotografie. Densissimo il capitolo dedicato da Marcello Sgattoni alle tante opere d’arte racchiuse nella cattedrale scrigno. A partire da quelle notissime e strepitose, come l’Antependium (o Paliotto) d’argento di Nicola da Guardiagrele, capolavoro dell’oreficeria abruzzese (e non solo) del Quattrocento, sull’altare maggiore, e come il coevo Polittico del veneziano Jacobello del Fiore, collocato nella Cappella di San Berardo. Due gioielli preziosissimi, al pari del Crocifisso ligneo posto nella navata sinistra, capolavoro di fine Trecento – inizio Quattrocento recentemente riscoperto grazie a un attento restauro. Senza dimenticare il tesoro della cattedrale, col busto-reliquiario del santo patrono, le Madonne lignee, la Sacrestia Nuova col monumentale altare ligneo e la pala d’altare di Sebastiano Majewski (secoli XVI-XVII).
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