Dà fuoco al vicino di casa

Gli getta la benzina addosso: in fin di vita l’aggressore di 80 anni e l’aggredito di 64
TORREVECCHIA TEATINA. Butta una secchiata di benzina addosso al vicino di casa, poi gli dà fuoco con l’accendino. Il dramma si consuma a Torrevecchia Teatina: adesso lottano per la vita sia la vittima, Vincenzo Mattioli, 64 anni, che l’aggressore, l’ottantenne Benito Penna, investito dal ritorno di fiamma. Da almeno un decennio i due litigavano per questioni di confine. Una diatriba sfociata in procedimenti penali e civili: Penna, ora indagato per tentato omicidio, aveva ricevuto condanne per tentate lesioni e abuso edilizio. «Mi hai rubato la terra»: così accusava il dirimpettaio. Nessun dubbio sulla dinamica della discussione degenerata ieri: le immagini delle telecamere installate sul tetto dall’aggredito hanno ripreso tutto. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani, sono portate avanti dai carabinieri della compagnia di Chieti, agli ordini della tenente Maria Di Lena.
L’AGGRESSIONE. L’inferno di fiamme si scatena tra i civici 12 e 14 di via Vaschiola, una strada lunga e stretta che dalla Fondovalle Alento conduce in paese. Un posto tranquillo, immerso nel verde, dove però tutti conoscevano l’acredine tra Mattioli e Penna. L’ennesima discussione scoppia alle cinque del pomeriggio, quando Vincenzo – funzionario dell’ispettorato del lavoro di Chieti in pensione – nota Benito – originario di Roma – fare avanti e indietro al confine delle due villette: con il cellulare in mano, probabilmente per riprendere la scena, decide di avvicinarsi. I due si scambiano qualche parola, ma nessuno è in grado di dire cosa, perché l’impianto di videosorveglianza non registra l’audio. A dividerli c’è quel muro che, nel corso degli ultimi anni, ha esacerbato gli animi fino a rendere impossibile qualunque rapporto. Fatto sta che, all’improvviso, Benito prende un secchio pieno di liquido infiammabile e, a due riprese, scaraventa il contenuto contro Vincenzo. Quest’ultimo non riesce neanche a rendersi conto di quello che sta per succedere perché, a distanza di pochi secondi, il vicino getta contro di lui un accendino acceso. In un attimo, il corpo di Mattioli diventa una palla di fuoco. Ma anche Penna viene investito in pieno dal ritorno di fiamma.
I SOCCORSI. La prima a lanciare l’allarme è Michela Toader, la compagna del 64enne. «All’improvviso ho sentito un’esplosione, un botto fortissimo», racconterà la donna all’avvocato Antonello D’Aloisio, che ha assistito Mattioli nei processi contro il vicino. «Sono uscita fuori e ho visto Vincenzo a terra, nel piccolo giardino. Le grida di dolore erano disumane. Ho utilizzato delle coperte per spegnare le fiamme. Poi ho preso anche un tubo dell’irrigazione».
All’inizio Penna, che vive con la moglie disabile, resta invece accasciato sull’asfalto, all’interno della sua proprietà. Sul posto si precipitano le ambulanze del 118, i mezzi dei vigili del fuoco del comando provinciale, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile e della stazione di Chieti principale con il maresciallo maggiore Michelangelo Donvito. Le condizioni di entrambi appaiono subito gravissime: hanno riportato ustioni fino al terzo grado sul 90 per cento del corpo.
LE CONDIZIONI. Mattioli viene trasportato in un primo momento all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, ma in serata i medici decidono di trasferirlo in ambulanza al Centro grandi ustionati di Roma: è intubato, in coma farmacologico. Penna, invece, arriva in prognosi riservata al Santo Spirito di Pescara: anche lui è privo di sensi. Inizialmente pensano di ricoverarlo a Roma, ma l’ipotesi viene accantonata perché le condizioni del paziente solo talmente gravi da sconsigliare un viaggio verso la Capitale.
L’INCHIESTA. In serata i militari dell’Arma sequestrano l’hard disk del poderoso impianto di videosorveglianza di Mattioli, ricostruendo l’accaduto nel giro di poco tempo.
Viene ascoltata anche Michela, la convivente dell’aggredito, che ha telefonato per prima al 118 e ha cercato di spegnere in ogni modo le fiamme che divoravano il corpo del compagno. A distanza di ore, la donna è ancora sotto choc: resta chiusa in casa e prega per il “suo” Vincenzo. Considerando il quadro clinico dell’indagato, al momento non sono scattate misure cautelari nei suoi confronti. Le vite di Vincenzo e Benito sono appese a un filo.
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