E a Celano arriva il commissario dei Comuni sciolti per mafia

24 Febbraio 2021

Il prefetto Torraco nomina l’esperto Canale: ha lavorato anche a Casoria, Mattinata e Casal di Principe  Gli inquirenti: il sindaco Santilli era consapevole di quanto accadeva all’interno dell’amministrazione

CELANO. Giuseppe Canale è il commissario prefettizio del Comune di Celano, nominato ieri dal prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, su indicazione del ministero dell’Interno. Il 69enne originario di Benevento è stato componente della commissione straordinaria per la gestione del Comune di Casoria (Napoli), sciolto per infiltrazioni camorristiche. Ha lavorato anche a Mattinata (Foggia), dove un altro consiglio comunale è stato sciolto perché sono state accertate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata. Dal 13 dicembre 2011 ha fatto parte della commissione straordinaria di liquidazione del Comune di Casal di Principe (Caserta). E ha lavorato in oltre dieci Comuni nelle province di Napoli, Campobasso e Benevento.
Adesso arriva a Celano con il compito di traghettare il Comune in questo periodo di forte turbolenza.
La decisione del prefetto Torraco arriva «in seguito alle misure degli arresti domiciliari e della custodia cautelare in carcere disposte dal tribunale di Avezzano nei confronti del sindaco e del vice sindaco del Comune di Celano». Il prefetto ha dunque «sospeso i citati amministratori dalle cariche dagli stessi ricoperte. Contestualmente, al fine di assicurare la funzionalità dell’Ente ed in particolare dell’organo esecutivo, ha nominato quale commissario prefettizio il dottor Giuseppe Canale, viceprefetto in quiescenza, per svolgere le funzioni del sindaco e della giunta del Comune di Celano, limitatamente al periodo di perduranza della sospensione degli amministratori oggetto delle misure cautelari».
Canale si è insediato già ieri in Comune a Celano, accolto dal presidente del consiglio, Silvia Morelli, e ha ricevuto anche i carabinieri che stavano acquisendo nuovi atti nell’ambito dell’inchiesta su presunti favori negli appalti e nella gestione del bene pubblico. Venerdì il commissario Canale incontrerà i consiglieri comunali.
Il sindaco Settimio Santilli, esponente locale di Fratelli d’Italia, è stato dunque sospeso da ogni funzione.
Il primo cittadino, al suo secondo mandato dopo la rielezione dello scorso settembre, deve rispondere, per diversi episodi, di peculato o tentato peculato in concorso, per due episodi di turbata libertà degli incanti e infine di falsità ideologica per una delibera riguardante il Premio letterario intitolato a Vittoriano Esposito. Più in dettaglio, secondo il gip, sebbene la posizione di Santilli non sia equiparabile a quella del coindagato Piccone, «è ben consapevole di quanto accadeva all’interno dell’amministrazione comunale, come dimostrano le numerose intercettazioni dalle quali si evince chiaramente una condotta pienamente concorsuale rispetto a quelle illecite a lui ascritte». Per tale motivo, a suo carico ci sono diversi capi d’accusa, sia in riferimento a reati contro la pubblica amministrazione, sia per reati di falso ideologico. L’accusa ricorda infatti nell’ordinanza che «Santilli aveva disposto lo spostamento dei lavoratori della cooperativa che collaborava con il Comune allo scopo di dissimulare il reale assetto dell’ufficio, in caso di specifici controlli da parte degli inquirenti, come poi avvenuto».
E la mattina del 17 ottobre 2018, secondo l’accusa, aveva chiamato Franco Felli in Comune per avere i file fraudolentemente modificati del progetto esecutivo della scuola Beato Tommaso, richiesti poco prima dai carabinieri.
«Tali comportamenti gravemente indiziari», continua il giudice nell’ordinanza, «inducono a ritenere pienamente configurabili sia il pericolo di reiterazione che quello di inquinamento probatorio, peraltro, ancora più significativo in considerazione della posizione da lui ricoperta in Comune», cioè quella di sindaco.
Per questi motivi il gip ha ritenuto adeguata la misura richiesta degli arresti domiciliari, «essendo idonea a garantire le esigenze cautelari del caso in esame e dovendosi ritenere la posizione del sindaco meno grave, nel complesso, rispetto a quella di Piccone, in considerazione, paradossalmente, della minore incidenza della sua posizione a Celano». In sostanza, secondo l’accusa, pur essendo il sindaco, Santilli aveva meno potere e contava di meno rispetto a Piccone riguardo all’influenza sul tessuto socio-imprenditoriale della città. (r.rs.-p.g.)
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