E allo sciopero aderisce solo il 10%

11 Dicembre 2021

Sono circa 2.500 i lavoratori scolastici scesi in piazza per la protesta

PESCARA. Secondo le prime stime sono stati più di 2.500 i lavoratori abruzzesi della scuola che ieri si sono fermati e hanno scioperato contro le politiche del Governo, per dire a voce alta che «la scuola pubblica ha bisogno di attenzione e investimenti». Si tratta di poco meno del 10% dei 26.270 lavoratori, tra docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari. Un centinaio sono stati quelli che sono partiti di prima mattina dall’Abruzzo per protestare in piazza a Roma, nella manifestazione sindacale organizzata da Cgil, Uil, Snals, Gilda e altre sigle autonome. Non c’era la Cisl, che non ha aderito allo sciopero.
«La scuola ha scioperato per rivendicare risorse e un cambio di passo delle politiche governative», scrive la Flc Cgil Abruzzo e Molise, in prima fila nella manifestazione nazionale con il segretario regionale Pino La Fratta.
La nota spiega le richieste dei sindacati. La prima sul rinnovo contrattuale: «Nessun tavolo negoziale è stato avviato, né risorse adeguate sono state inserite nella Legge di Bilancio. La richiesta – anche alla luce degli investimenti strutturali previsti nel PNRR – è di un adeguato riconoscimento del lavoro delle persone che andranno a realizzare e a rendere concretamente praticabili quelle misure. Un rinnovo contrattuale dignitoso, in linea con i rinnovi che si vanno delineando per la pubblica amministrazione: il divario stimato è di circa 350 euro tra scuola e settori dell’amministrazione con requisiti equivalenti». Sull’organico Covid: «Si tratta di quello utilizzato per garantire le misure di sicurezza nelle scuola e per sdoppiare le classi troppo numerose. Sono previste risorse solo per il personale docente, non per il personale Ata. Circa mille lavoratori in Abruzzo che attendono risposte». Sulle classi numerose: «Appare non più rinviabile un tema così sensibile, che doveva portare a una riduzione di alunni per classe». Sul precariato: «Nessun confronto è stato aperto. In Abruzzo i precari sono circa il 20%, oltre 5mila tra docenti e Ata». Sull’autonomia differenziata: «Deve essere ritirata. È una proposta politica che comporta la certificazione delle diseguaglianze territoriali, con un ulteriore impoverimento delle aree in difficoltà, soprattutto del Centro Sud e dell’interno».(l.t.)