E Ciamponi va in udienza: il gup decide

Il caso della gestione delle residenze psichiatriche da 11 milioni, il manager Asl rischia il processo
PESCARA. E mentre nell’aula 8 del tribunale di Pescara, un giudice dovrebbe tenere l’interrogatorio di garanzia dell’imprenditore della sanità Vincenzo Marinelli per l’inchiesta sugli appalti Asl, nell’aula accanto l’attuale direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, indagato anche nell’inchiesta aperta su Marinelli, deve vedersela con il gup Giovanni de Rensis: si decide se Ciamponi debba andare o meno a processo per l’appalto da 11 milioni di euro della gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, da lui sottoscritto. Per capirci, si parla dell’inchiesta che ruotava attorno allo scomparso Sabatino Trotta, dirigente della Asl, suicidatosi in carcere il giorno del suo arresto.
I pm Luca Sciarretta e Anna Benigni hanno chiesto per il numero uno della Asl pescarese il processo per corruzione per l’esercizio della funzione. Insieme a Ciamponi è stata chiamata in causa anche la cooperativa sociale La Rondine di Lanciano che si aggiudicò quella gara, anche se poi, dopo gli arresti, vi rinunciò e cambiò tutto il suo assetto dirigenziale. Gli altri che vennero arrestati con Trotta, invece, il presidente della Coop, Domenico Mattucci, e la sua collaboratrice, Luigia Dolce, hanno da tempo patteggiato due anni di reclusione a testa (con la pena sospesa), dopo aver reso ampia confessione e tirando in ballo in particolare una riunione fatta nell'ufficio del direttore generale con i due della coop e Trotta.
A Ciamponi la procura contesta di aver asservito «la funzione pubblica esercitata, per denaro ed altre utilità, agli interessi di Mattucci e Dolce», per aver sottoscritto quel contratto di appalto quando alcune circostanze lo avrebbero dovuto impedire (i vertici dell'epoca della coop erano stati rinviati a giudizio per turbativa d'asta).
Ciamponi, dice l’accusa, «riceveva indebitamente per sé da Mattucci e Dolce la somma di 8.000 euro», come si legge nell’imputazione, «denaro che veniva corrisposto in contanti da Mattucci per il tramite di Dolce, a Trotta, il quale poi lo consegnava a Ciamponi che lo utilizzava, in parte, quale provvista per il pagamento al venditore Enrico Sborgia, tramite assegno, dell’autovettura Fiat 500 dallo stesso acquistata», per regalare al figlio. Per quanto riguarda invece la cooperativa, i magistrati contestano all’attuale dirigenza (che non ha nulla a che fare con i fatti legati alla precedente dirigenza) il presunto illecito amministrativo di cui al decreto legislativo 231 che disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato: nel caso specifico il reato è quello della corruzione che venne contestato appunto a Mattucci e Dolce, entrambi ai vertici della coop. E oggi, davanti al gup, si potrebbe discutere di eventuali eccezioni e della trascrizione delle intercettazioni presenti nel fascicolo che riguarderebbero Mattucci, Dolce, Trotta, che parlano della gara e di Ciamponi. (m.cir.)

