E con Omicron dilaga il long Covid

Per gli studiosi c’è un incremento dei sintomi che persistono per mesi dopo la guarigione
PESCARA. Il long Covid, cioè la persistenza di disturbi più o meno gravi per mesi dopo essersi negativizzati al virus, è destinato a colpire sempre più persone nelle prossime settimane e mesi, a causa della variante Omicron e della sua enorme capacità di contagiare.
Lo indica uno studio inglese pubblicato sulla rivista The Lancet, che ha confrontato l’insorgenza dei sintomi del long Covid dopo l’infezione acuta con le varianti Delta oppure Omicron.
Chi è stato infettato con la prima ha una probabilità maggiore di andare incontro a long Covid, ma la variante Omicron è talmente più diffusa e contagiosa da far prevedere agli autori un notevole incremento della sindrome in termini assoluti nel prossimo futuro.
Altri studi hanno segnalato che il 20% delle persone fra i 18 e i 25 anni riferisce almeno una moderata compromissione del proprio stato di salute e della capacità lavorativa a distanza dall’infezione acuta. Si parla di disturbi nel 20% dei casi dopo 5 settimane e nel 10% dopo 3 mesi. Ma indagini cinesi hanno evocato problemi anche dopo 2 anni.
I sintomi sono di varia gravità e possono investire polmoni e bronchi, sistema nervoso, rene, intestino, sistema circolatorio, senza dimenticare l’impatto sulle funzioni metaboliche. Quelli più spesso segnalati sono la stanchezza generalizzata, la facile affaticabilità muscolare e i disturbi del sonno (ma anche dolori articolari, palpitazioni, vertigini, fiato corto). Secondo gli studi cinesi su un campione di quasi duemila persone contagiate dal virus, i pazienti che continuavano ad accusare sintomi a distanza di tempo presentavano un rischio quasi quattro volte superiore agli altri di avere problemi di mobilità, di dolore o disagio, e oltre sette volte maggiore di ansia e depressione. Inoltre, avevano un rischio quasi tre volte più alto di effettuare visite ambulatoriali e 1,5 volte maggiore di essere ricoverati in ospedale. L’età più avanzata e il sesso femminile (come già documentato da altri studi) costituivano importanti fattori di rischio per lo sviluppo dei sintomi e per il loro persistere nel tempo. Un dato interessante è che non si è registrata una stretta correlazione fra la severità della malattia sofferta durante il ricovero e i disturbi da post-Covid.
I vaccini riducono i sintomi del long Covid? Alcune recenti ricerche scientifiche sembrano suggerire una possibile azione anche in questo senso, forse riducendo la carica di «serbatoi» virali rimasti quiescenti nell’organismo e diminuendo il rischio di successive re-infezioni che aggraverebbero il quadro clinico. (u.c.)
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