E D’Alfonso pubblica le carte su Fb

25 Aprile 2015

Ma il deputato M5S Vacca accusa: «La Regione è intervenuta solo dopo il rogito»

PESCARA. Un’altra puntata nello scontro tra il M5S e il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso. Tutto ruota intorno al palazzo acquistato dalla Asl al prezzo di 2,8 milioni di euro. Un acquisto contestato dai grillini da 5 mesi, prima ancora che fosse firmato l’atto notarile.

È uno scontro che, dopo le lettere ufficiali e le accuse reciproche in consiglio regionale, si consuma su Facebook: ieri D’Alfonso ha pubblicato sulla propria pagina i documenti alla base dell’operazione. Un modo per fare trasparenza secondo lo staff del presidente, ma dai documenti emerge che la Regione ha tentato di bloccare l’acquisto a tempo ormai scaduto: è del 24 febbraio scorso, una lettera dell’assessore Pd alla Sanità Silvio Paolucci in cui si chiede alla Asl di fermare l’acquisto.

Una richiesta impossibile però perché, al termine di un iter cominciato nel maggio 2014, il rogito davanti al notaio è stato firmato il precedente 16 febbraio, 8 giorni prima: da una parte, la Asl e, dall’altra, il venditore, l’imprenditore Ermanio Cetrullo, titolare della società Pmc di Pescara, con sede in via Aterno.

Il deputato M5S Gianluca Vacca, autore di un’interpellanza parlamentare sul caso, passa al setaccio i documenti e dice: «Le carte pubblicate da D’Alfonso su Facebook confermano quanto sospettato dal nostro consigliere regionale Domenico Pettinari: l’acquisto della famigerata palazzina da parte della Asl per una spesa complessiva di circa 6 milioni di euro, tra acquisto e ristrutturazione, sembrerebbe un pessimo affare contestato anche da D’Alfonso che però ha bloccato troppo tardi l’acquisto. Ho portato la questione direttamente all’attenzione del ministro della Sanità e della presidenza del Consiglio», sottolinea ancora Vacca, «proprio per verificare se a causa di questo ritardo ci sia stato un investimento sbagliato, in questo momento così delicato per la sanità abruzzese, e proprio perché le forze di opposizione nel loro pieno diritto di verifica e controllo hanno il dovere di sottolinearlo e renderlo di pubblico dominio».

«Inoltre», incalza ancora Vacca, «rimane il dubbio del perché un atto così importante porti la firma dell’assessore Paolucci che parla anche a nome del commissario D’Alfonso, e non sia direttamente a firma del presidente, fatto che avrebbe reso molto più incisivo lo stop arrivato per l’acquisto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA