E da Pescara parte la diffida alla Regione

19 Novembre 2019

Raccolte oltre 600 firme di operatori sanitari, associazioni e sindacalisti per escludere Chieti

PESCARA. Una diffida, corredata da 606 firme di operatori sanitari, associazioni e sindacati, per sollecitare la Regione a riconoscere all’ospedale di Pescara il Dea di secondo livello. A protocollarla, attraverso l’avvocato Carmine Ciofani, è la consulta clinica e delle associazioni dei pazienti-utenti dello Spirito Santo che, ieri mattina, si è riunita per fare il punto sulle iniziative legali intraprese e sui nodi del decreto ministeriale 70 del 2015, il cosiddetto “decreto Lorenzin”, che ha fissato i paletti per la trasformazione dei presidi ospedalieri territoriali in dipartimenti di emergenza e accettazione. «L’Abruzzo è l’unica regione a non aver individuato il Dea II livello», spiega Ciofani, motivando così la presentazione della diffida a pochi giorni dal nuovo tavolo tecnico interministeriale, previsto il 27 novembre, «finora è stata seguita una procedura giuridicamente errata, con una proposta di condivisione tra gli ospedali di Pescara e Chieti che è stata già bocciata tre volte dal Ministero». Secondo i rappresentanti della consulta Antonio Ciofani (medico e portavoce), Fiorella Cesaroni (presidente dell’associazione Tutela dei diritti del malato), Anna Di Domizio e Maria Faieta (medici e soci dell’associazione pazienti oncologici “I colori della vita”), Anna Di Carlo (presidente Fidas) e Angelo Lupi (medico e presidente dell’associazione Amare), l’ospedale di Pescara con i suoi 100mila accessi annui al Pronto soccorso esercita già di fatto la funzione di Dea di II livello e, rispetto alle strutture delle altre province, è l’unico a possedere i requisiti base specificati dalla normativa. In particolare, si legge sulla diffida indirizzata al governatore Marco Marsilio e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, è dotato di una serie di servizi ad alta complessità quali «la gestione delle sepsi h24, l’unità complessa di microbiologia, diagnostica radiologica completa con angiografia h24 e radiologia interventistica, ematologia con centro trapianti e trasfusionale con emoteca ad alta complessità, gestione emorragie massive, terapia intensiva neonatale, chirurgia pediatrica, attività di prelievo di organi a scopo di trapianto al primo posto di regione, broncoscopia interventistica, chirurgia plastica».
«Se guardiamo ai casi clinici complessi», rimarca Antonio Ciofani, «oggi l’80% degli adulti e il 100% dei bambini vengono gestiti a Pescara». «Anche il numero degli incidenti è indicativo», aggiunge Cesaroni, «nel 2018 ci sono stati 4.683 feriti e 4.395 nel 2017. Portare i pazienti in un centro attrezzato vuol dire garantire più possibilità di sopravvivenza». L’unico politico ad aver partecipato all’incontro è il consigliere regionale Guerino Testa che ha sottolineato «fuori dai campanili e dal colore politico» come «dati alla mano Pescara ha maggiori possibilità di Chieti di ottenere il Dea di secondo livello, sicuramente ci sarà una decisione prima del prossimo tavolo interministeriale».