E fuori dal Palazzo, i cori: «Masci dimettiti»

In piazza gli striscioni di associazioni e cittadini di Rancitelli, strada parco, Colli e viale Marconi
PESCARA. “Masci dimettiti, Pescara è onesta” si legge sullo striscione preparato dal vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari. Al centro di un cuore rosso i pentastellati Erika Alessandrini, Massimo Di Renzo e Paolo Sola, hanno scritto “Masci, se ami Pescara, dimettiti”. Un attivista, Roberto Severoni, ha indossato la maglietta biancazzurra con su scritto “Una amministrazione stupefacente”. Una cittadina, che vuole restare anonima e riferisce di aver riportato ferite dopo una caduta su un marciapiede, ha indossato un cartello nero vergato di bianco: “Non so, non ho visto e se c’ero dormivo”. Sono gli attacchi di cittadini, attivisti, simpatizzanti dei partiti politici e sindacati, all’indirizzo del sindaco Carlo Masci che ieri sera, durante la seduta del consiglio comunale, è rimasto in silenzio per tre ore, seduto sugli scranni dell’aula consiliare, mentre la folla (per molti, posti in piedi) arringava, applaudiva e intonava cori con “dimissioni-dimissioni” gli interventi dell'opposizione e delle associazioni che hanno contestato i progetti per la città dell'amministrazione comunale e commentato il caso Trisi. Francesca Di Credico, presidente dell'associazione Per una Nuova Rancitelli, non fa sconti: «In questo Comune c’era una persona che comprava droga nel nostro quartiere che non ha una scuola ma il Comune vuole costruire un asilo su un parco di San Donato; al Ferro di cavallo diciamo no alla case e sì al trasferimento della biblioteca Di Giampaolo e su via Lago di Borgiano a che ci serve una piazza piena di alberi. E infine fateci conoscere il destino dello scheletro del palazzo della Regione» lungo la Tiburtina. Assunta D'Emilio, rappresentante del comitato di via Santina Campana, contesta la decisione del Comune di costruire un asilo nello spazio riservato agli orti urbani: «Meglio in zona Gescal, da noi non ci sono i parcheggi e si distruggerebbe una esperienza di socializzazione che ha rivitalizzato il quartiere». Antonella De Cecco, del comitato Strada parco bene comune, ricorda che «il fondo stradale della strada parco non è strutturato per ricevere il traffico pesante, che insistono ancora le barriere architettoniche, la pista ciclabile è discontinua e, ancora più pericoloso, il sottosuolo non è stato bonificato dal gas metano». Luca Ondifero, segretario Cgil, si dice «preoccupato per il destino dei cantieri aperti e del clima di censura, la città chiede risposte». Alex Orlandi, del sindacato Orsa, tuona contro «i crateri che si sono aperti lungo le strade cittadine, una situazione pericolosa anche per i bus». Dal fondo della sala un commerciante di via Marconi urla: «Pescara merita rispetto». E la cittadina Gabriella Orta commenta: «Non ci passo più in via Marconi, non capisco come funziona quella strada». Simone Maria Piccirilli, del Disability Pride Network , punta il dito «sulle troppe barriere architettoniche di questa città il cui piano di eliminazione è fermo da tre anni». Mario Lufino, residente a San Donato, annota «i marciapiedi rotti e la sporcizia su via Tirino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

