E i sindaci spengono le luci dei monumenti

11 Febbraio 2022

Petrucci (Penne): «Si va verso l’emergenza sociale». Santoro (Popoli): «Serve una risposta da Roma»

PESCARA. Per protestare contro il caro bollette diversi Comuni della provincia di Pescara hanno spento le luci, ieri sera, dei monumenti più significativi. Lo hanno fatto per trenta minuti, raccogliendo l’appello dell’Anci Abruzzo (Associazione nazionale comuni italiani) sulla scia di una iniziativa nazionale.
Ad oggi non tutti i Comuni hanno già stimato il possibile impatto del caro bollette sui rispettivi bilanci. Ma è facile immaginare che gli effetti saranno pesanti e incideranno sulla possibilità di erogare con continuità i servizi pubblici ai cittadini, dice proprio l’Anci Abruzzo. Lo sa il Comune di Pescara (che ieri ha spento la torre civica, il ponte Flaiano e l’Aurum): si annuncia una «situazione pesante», dice il vice sindaco Gianni Santilli, ma «la stima non è stata ancora fatta», aggiunge l’assessore al Bilancio Eugenio Seccia.
A Penne, «che ha un territorio di 92 chilometri quadrati e 11 frazioni», il sindaco Gilberto Petrucci esprime tutta la sua preoccupazione perché gli aumenti di luce e gas «si attesteranno sul 35%. L’impatto sul bilancio sarà importante», dice il primo cittadino pensando alle tante strutture, da quelle sportive (dove le associazioni sono state sollevate dai pagamenti, in questa fase) al centro sociale, passando per le scuole. «Mi auguro che il governo faccia la sua parte altrimenti i Comuni avranno difficoltà a chiudere i bilanci, soprattutto quelli più piccoli. Non si possono aumentare le tasse» anche perché «le famiglie hanno subito degli aumenti terrificanti e le attività sono in grande difficoltà. Dopo l’emergenza sanitaria, arriva l’emergenza sociale», conclude il sindaco pensando «agli aumenti dei prezzi dei prodotti, che si aggiungono agli aumenti di gasolio e benzina». Ecco perché il municipio è rimasto al buio, ieri sera. Da Spoltore, dove il sindaco Luciano Di Lorito ha fatto spegnere le luci del convento, si è voluto «dare un segnale al governo, ma anche ai nostri cittadini», dice proprio il sindaco. «In questi anni abbiamo fatto tanti interventi di efficientamento energetico, sulla pubblica illuminazione e su tutti gli impianti comunali che sono a basso impatto, compresi quelli termici, andando incontro a una nuova economia e non solo alla tutela dell'ambiente. Tutti questi interventi però risultano vani di fronte ad aumenti ingestibili per i bilanci dei Comuni», prosegue Di Lorito ipotizzando una lievitazione dei costi di quasi 84mila euro, con un maggiorazione del 55% per l’energia elettrica e del 42% per il gas. Anche a Popoli il sindaco Dino Santoro ha spento le luci di un luogo simbolo, «il più visibile anche da altri paesi», cioè il castello, per far levare il grido di allarme del Comune. «Associazioni e imprese si sono trovate ad affrontare difficoltà che non dipendono da loro», per il caro bollette, «e abbiamo voluto lanciare un messaggio per loro, con questa protesta. Lo Stato deve agire subito e farlo in maniera forte. Alle aziende che stanno attraversando una fase complicata le parole non bastano. Ci sono realtà ben strutturate, sul nostro territorio, che ne risentono. Figuriamoci come possono stare aziende più piccole», dice Santoro che ha registrato «il malcontento delle imprese locali». Per quanto ci riguarda», conclude, «riusciamo a parare il colpo, come Comune, perché abbiamo delle centrali idroelettriche di proprietà». (f.bu.)