E il rider sorride: il lavoro è raddoppiato

17 Aprile 2020

Boom delle consegne a domicilio. «Portiamo spesa e farmaci, ma ci teniamo sempre a distanza»

PESCARA. Il lavoro non solo aumenta, ma dà la possibilità, con la città svuotata dall’emergenza coronavirus, di dare sfogo alla propria vena artistica. Evandro Pierdomenico, impiegato come rider e fotografo per vocazione, può avere qualcosa con cui consolarsi in questi giorni: «Prima ero part time, e lavoravo solitamente 4 ore al giorno, adesso anche otto o dieci», racconta Pierdomenico, «sì, per noi rider il lavoro è cresciuto, magari è un po’ cinico dirlo, ma era inevitabile fosse così». Aumentano le ore in strada come cambia pure il modo di lavorare: «Che faccia caldo o freddo, siamo sempre supercoperti, dal volto alle mani, per la nostra sicurezza e quella dei clienti».
Oggi è diverso il modo di rapportarsi con i clienti: «Non consegniamo solo beni alimentari o spesa, ma anche prodotti di farmacie o altro a soggetti sensibili», continua il rider, «se sappiamo che qualcuno è a rischio Covid, ad esempio mettiamo il materiale nell’ascensore, e ci teniamo sempre a distanza, anche se a volte possiamo sembrare un po’ “cafoni”».
La quarantena però ha anche cambiato il modo con cui i clienti si rapportano con chi fa consegne: «A volte, a chi è sempre in casa da solo viene naturale venire ad aiutarti a portare la spesa, perché magari vuole interagire con un estraneo, ti vogliono accogliere. Magari soffrono di una sorta di claustrofobia, mentre per me, che sono ora nelle strade vuote, può venire una specie di agorafobia».
Proprio la città svuotata di traffico e gente è diventata uno stimolo per la passione del rider pescarese: la fotografia. «Il lavoro per me è anche un modo per investire sul versante espressivo». Così il lavoro per certi versi si è trasformato anche in una scelta “romantica” a livello artistico. «È estraniante la città vuota per chi è abituato a stare in mezzo alla gente. La voglio narrare, sto accumulando scatti che parlano di questa quiete. La città vista così incuriosisce, perché è un vuoto diverso da quello che può essere all’alba o in un giorno di festa. È diverso perché l’elemento antropomorfo è completamente assente: è come un gigante dormiente che non ha più linfa. Se prima poteva essere romantica, adesso è un’enorme struttura dove siamo costretti a brulicare nel sottosuolo. Anche i colori del mare o del cielo sono diversi, e io sono uno dei pochi testimoni esterni che può immortalare questa purezza».(a.r.)
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