E il Tar diffida la Regione: risposte celeri alle imprese

27 Agosto 2019

La storia (significativa) di un imprenditore che ricorre contro l’inerzia dell’ente Aveva ottenuto fondi per la sua azienda agricola che però gli sono stati bloccati

L’AQUILA. Ma sulla vecchie e nuova giunta regionale piomba, all’improvviso, una diffida dei giudici del Tar. «La pubblica amministrazione», si legge nel passaggio chiave di una sentenza pubblicata alla vigilia di Ferragosto, «ha l’obbligo di concludere un procedimento con un provvedimento espresso. Tale obbligo», continuano i giudici, «trova il suo fondamento nel generale dovere di buona amministrazione e di correttezza che deve orientare l’attività amministrativa e dal quale sorge un’aspettativa in campo al privato di ottenere una risposta esplicita alla sua istanza». In parole semplici: il cittadino ha sempre ragione, scrivono Umberto Realfonzo, presidente del Tribunale amministrativo dell’Aquila, e l’estensore della sentenza Mario Gabriele Perpetuini.
Sarà solo una coincidenza, ma questa decisione del Tar è riferita proprio a un imprenditore agricolo, ai fondi destinati all’agricoltura e all’inerzia della Regione nel rispondere a una diffida presentata da titolare di un’azienda. Abbiamo a che fare con i ritardi che la pubblica amministrazione accumula nel settore dell’agricoltura. E il Tar non concede sconti alla Regione perché sentenzia obbligandola a decidere nel più breve tempo possibile, in caso contrario nominerà un commissario ad acta che lo farà a spese della stessa Regione. La storia è significativa e molto singolare.
LE TAPPE. È il 2018 quando F.S., un imprenditore agricolo, ricorre contro «l’inadempimento la regione nei confronti di una sua diffida». Ma il fatto comincia molti anni prima, a novembre del 2010 quando F.S. partecipa a un bando per l’agricoltura riservato «al ripristino del potenziale agricolo danneggiato da calamità naturali». E ottiene un finanziamento di 590.000 euro per delocalizzare tre stalle e un fienile. Ma la ditta presenta un’istanza di variante in corso d’opera con cui, dopo aver integrato i documenti necessari, ottiene altri 62.000 euro, una cifra extra che porta il totale della somma erogabile a 653.000 euro. Ma a questo punto accade un imprevisto.
Il 27 gennaio del 2016 la Guardia di Finanza dell’Aquila, su ordine della procura, esegue un blitz negli uffici della Regione per acquisire l’intera documentazione della pratica di F.S. In sintesi c’è un’inchiesta con tanto di richiesta di incidente probatorio e avviso di garanzia, per presunte irregolarità nella concessione di contributi pubblici all’azienda in questione. Al termine dell’attività d’indagine, che dura un anno, il magistrato però chiede e ottiene l’archiviazione del caso. Non ci sono reati. Ma nel frattempo la Regione ha già firmato una determina con cui Annulla la concessione della somma extra di 62.000 euro. Che fa F.S.? Non perde tempo è ricorre per la prima volta al Tar l’Aquila vincendo la sua prima partita contro l’ente.
E poi, forte di questa sentenza, l’imprenditore agricolo inoltra una richiesta formale di riavvio della sua pratica con il conseguente pagamento delle somme che gli spettano. È il 3 aprile del 2018. La giunta è ancora quella di D’Alfonso.
Che fa la regione? Non eroga le somme spingendo l’imprenditore a ricorrere per la seconda volta al Tar per l’accertamento «del silenzio inadempimento serbato sulla diffida». E il Tar per la seconda volta gli dà ragione, ma solo in parte, perché non sblocca il finanziamento extra ma intima alla nuova giunta, che ha ereditato la “rogna” di prendere una decisione chiara e in breve tempo altrimenti sarà un commissario a farlo. «Il procedimento amministrativo va comunque concluso perché un buon amministratore pubblico ha il dovere di rispettare il cittadino», scrivono i giudici. (l.c.)