E in 29mila restano senza sussidio

Reddito di cittadinanza: a due settimane dallo stop la Cgil fa il quadro in regione
L'AQUILA. Mancano due settimane all'uscita di scena del reddito di cittadinanza. In Abruzzo 29.300 persone resteranno senza sussidio, mentre ancora non ci sono certezze sull'assegno di inclusione, la nuova misura introdotta dal governo. A lanciare l'allarme è la Cgil, che punta l'indice contro «il rischio di una catastrofe sociale». Il mese di dicembre, infatti, vedrà l’ultimo pagamento dell’indennità di reddito di cittadinanza. Poi, più nulla.
FAMIGLIE NEL LIMBO.
«A beneficiare del reddito di cittadinanza sono rimaste solo le famiglie che, oltre ad essere in condizione di povertà, hanno al loro interno un minore, un disabile o un ultrasessantenne», affermano il segretario generale Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri e il coordinatore regionale Inca- Cgil, Mirco D'Ignazio, «particolari condizioni di fragilità sociale che avevano fatto sì che il sostegno continuasse anche oltre luglio, mese in cui, in migliaia, con un sms, si sono già visti togliere il sussidio». A fine mese arriverà lo stop per tutti. «Nonostante le persone coinvolte vivano grandi problematiche economiche e sociali, ad oggi il governo non ha ancora emanato il decreto che definisca modalità e tempi per l’invio delle domande di assegno di inclusione, rischiando inevitabilmente di generare ritardi, disservizi ed incertezze», sottolineano Ranieri e D'Ignazio, «a farne le spese saranno le famiglie più deboli: quelle che non avranno i soldi necessari a sostenere le spese quotidiane per i bambini, per gli anziani o per i disabili che si trovano ad accudire». Oggi, per loro, l’importo medio del sussidio mensile ammonta a 530 euro. Da gennaio, il rischio è che restino senza nulla.
RITARDO NOTEVOLE.
«Il governo Meloni ha raccontato l’abolizione del reddito di cittadinanza come il superamento di una misura inutile, che disincentivava il lavoro, ma aveva anche assicurato che le nuove misure avrebbero garantito occupazione o sostegno ai più fragili», proseguono i rappresentanti della Cgil, «occupazione che, ad oggi, non si è vista: con il Supporto formazione lavoro, partito a settembre scorso, non è ancora iniziato nessun corso di formazione né, tanto meno, si sono creati nuovi posti di lavoro. Inoltre, anche il pagamento dei 350 euro mensili previsti stenta a partire: a quattro mesi dall’avvio non è ancora chiaro il rapporto tra Centri per l’impiego e Inps. A farne le spese sono più di cinquemila persone lasciate, in Abruzzo e Molise, senza alcun sostegno, in balìa di informazioni che non ci sono, corsi che non partono e lavoro che non c’è. Ora anche i più fragili sono stati lasciati indietro», concludono Ranieri e D'Ignazio, «e rischiano di vivere le stesse dinamiche. Poveri e fragili che scontano la distanza tra le fasce sociali più deboli e un governo che oggi è più interessato a banche e condoni fiscali».
LE NUOVE MISURE.
Il reddito di cittadinanza sarà abrogato ufficialmente dal 1° gennaio 2024 e sostituito da due nuovi strumenti: il supporto per la formazione e il lavoro, che poteva essere richiesto già dal 1° settembre 2023, e l'assegno di inclusione, che invece sarà operativo dal 1° gennaio prossimo. I nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza in cui sono presenti minori, persone con disabilità, persone con più di 60 anni o in carico ai servizi sociali perché "non attivabili al lavoro" continueranno a ricevere il sostegno fino a dicembre 2023.
A partire da gennaio 2024 dovranno richiedere l’assegno di inclusione, una misura di integrazione al reddito condizionata alla partecipazione a percorsi personalizzati di inclusione sociale e lavorativa e regolata attraverso la sottoscrizione di un patto di inclusione con i servizi sociali e la sottoscrizione del patto di servizio per l’attività lavorativa per chi rientra nella fascia 18-59 anni. Ma tutto ciò vale solo sulla carta perché la realtà è molto diversa oltre che drammatica. (m.p.)
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