E l’università fa da chioccia alle spin-off

Sono tredici le imprese nate nell’ateneo aquilano per iniziativa di professori, studenti e ricercatori
L’AQUILA. Passa anche attraverso l'imprenditoria l’innovazione tecnologica dell’Ateneo aquilano. Sono tredici gli spin off attivi nell'Università del capoluogo che vedono fianco a fianco docenti, studenti, ricercatori, dottorandi e aziende del territorio. Si tratta, in buona sostanza, di imprese costituite da un ricercatore per la valorizzazione commerciale del know-how maturato nella sua attività di ricerca e delle proprie competenze scientifico-tecnologiche.
Nella maggior parte dei casi lo spin off utilizza un brevetto di cui l'Università è titolare. L'impresa è costituita tra ricercatori, l'Università e uno o più enti esterni, assumendo personalità giuridica propria ed esterna ai proponenti.
I campi di indagine degli spin off attivi vanno dalla progettazione di sistemi innovativi di costruzione e protezione sismica (Drims srl presso il Dipartimento di ingegneria civile), allo sviluppo dei beni e servizi ad alto contenuto tecnologico (R13 Technology rsl presso il dipartimento di ingegneria industriale), alla vendita di prodotti per la valutazione e gestione del rischio creditizio (Net-Research rsl). Ma gli spin off dell'Università dell'Aquila si occupano anche di servizi avanzati alle imprese, valorizzazione dei prodotti della ricerca, produzione di software.
«Sono quasi tutti di area ingegneristica e tecnologica, pur avendo applicazione in vari settori», spiega la rettrice, Paola Inverardi. «Realtà importanti perché ci permettono di dare una risposta iniziale alla domanda di imprenditorialità che viene dall'interno dell'Ateneo e soprattutto dai giovani: gran parte degli spin off, infatti, ha anche dottorandi o neo laureati all'interno».
Uno strumento per offrire ai giovani l'opportunità di andare sul mercato in modo molto protetto. «Le idee che si sviluppano sono potenzialmente imprenditoriali. C'è una commissione che valuta le proposte, cercando di capire il modello di business che è possibile sviluppare. Noi aiutiamo la nascita delle imprese che poi devono camminare sulle proprie gambe» continua la Inverardi.
«Per funzionare ogni spin off deve far uscire la propria natura imprenditoriale, altrimenti muore. Spesso questo tipo di natura è derivante proprio dalle idee dei giovani. È un modo più semplice per avvicinare il mondo delle imprese ai giovani che si laureano e che vogliono provarci. Una parte di queste imprese funziona bene, una peggio. La nostra politica, da circa un anno a questa parte, in ogni caso, è quella di uscire progressivamente dagli spin off, dopo una fase di avvio».
La quota universitaria per ogni spin off si aggira intorno al 5%. «Anche la realtà dei brevetti è molto importante a livello di innovazione tecnologica per L'università aquilana» conclude la rettrice. «Questi non necessariamente danno luogo a spin off. In campo biomedico, per esempio, ci sono molte richieste in tal senso e esprimono ugualmente idee molto innovative, magari in ambiti diversi rispetto a quelli occupati dalle imprese».
Michela Corridore
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