E Marsilio va allo scontro

20 Dicembre 2020

Il governatore accusa Speranza per la zona gialla negata

L'AQUILA. «Dal ministro un’ottusità burocratica», tuona il governatore Marco Marsilio perché l’Abruzzo da oggi è l’unica regione d’Italia rimasta in zona arancione. Era inevitabile che accadesse perché le regole impongono tempi precisi, cioè un periodo di 14 giorni di osservazione, come si fa con un paziente che dà segnali di miglioramento, che la nostra regione, pur avendo parametri da zona gialla, non ha ancora “scontato”. Ma il presidente Marsilio sceglie di nuovo la linea dello scontro per la deroga, anzi l’eccezione, non concessa, e sferra il suo attacco più politico che altro.
«Il ministro (leggi Speranza, ndr) decide di non decidere, e mentre in Consiglio dei ministri approvano un decreto-legge per chiudere tutta l'Italia, mettendo sullo stesso piano le Regioni in cui la diffusione del contagio è in diminuzione e quelle dove invece crescono ricoveri e indice di replicazione (Rt), l'Abruzzo si ritrova ad essere l'unica Regione in arancione», dice il governatore d’Abruzzo.
«Avevamo chiesto di prendere atto dei dati positivi che registriamo da settimane, per potere sfruttare almeno da domenica 20 (cioè oggi, ndr) fino a mercoledì 23 la zona gialla e dare respiro all'economia e possibilità di movimento ai cittadini. La finestra di domenica», prosegue Marsilio, «avrebbe dato la possibilità, a quei pochi in condizione di farlo, di trasferirsi nelle seconde case per il periodo festivo. Invece, dal ministero nessuna risposta nel merito e ottusità burocratica. Resterebbe in piedi», suggerisce, «la possibilità di emanare un'ordinanza efficace solo per mercoledì 23, sempre che il ministro confermi l'intesa, prima che entri in vigore la disciplina restrittiva per le festività approvata dal Governo. Con la conseguenza che l'Abruzzo sarebbe arancione il 22, giallo il 23 e rosso il 24», conclude Marsilio che trasforma il suo attacco in un appello a «ristorare seriamente le attività danneggiate, cosa non garantita dal decreto-legge di ieri: tutti sanno che fare riferimento al decreto rilancio non vuol dire affatto ristorare il 100% della perdita di fatturato di Natale, ma appena il 15% di quello di aprile. E a pagare il prezzo delle chiusure non sono solo bar e ristoranti, ma intere filiere, dai produttori agricoli ai distributori ai fornitori». Dall’opposizione però gli ribatte subito Sara Marcozzi: «Marsilio», afferma la capogruppo M5S, «reitera il suo atteggiamento irresponsabile pur di fare propaganda contro il Governo nazionale. Parlare con disprezzo di “ottusità burocratica” riguardo al passaggio da fascia arancione a gialla è un comportamento grave, di chi sembra cercare ostinatamente di sentirsi al di sopra delle leggi dello Stato. È inaccettabile», incalza, «e perfino pericoloso, che certe dichiarazioni arrivino da un presidente di Regione. Sembra evidente che il centrodestra continui così a cavalcare le difficoltà dei cittadini per il proprio tornaconto elettorale, cercando addirittura di far passare il messaggio che il Governo sbagli a far rispettare le norme. I loro doveri sono ben altri», sottolinea la pentastellata, «ed è mia premura ricordarli, a partire da una gestione corretta della sessione di bilancio attualmente in corso in Regione Abruzzo».
«Quanto non fatto finora è la degna prosecuzione del lavoro svolto dall'inizio della legislatura: in Commissione è arrivata una manovra vuota, senza visione né progettualità per il futuro e», conclude, «senza strumenti da dare agli abruzzesi per superare l'emergenza economica e sanitaria». (c.s.)