E nella movida 300 posti a rischio

1 Febbraio 2022

Gli operatori: «Duemila euro al mese per l’energia elettrica, prima era la metà»

PESCARA. «È assurdo pagare una bolletta dell’energia elettrica duemila euro, per un mese. Prima era la metà. Non è più concepibile. Il rischio è che duecento ragazzi, forse trecento, perderanno il posto di lavoro, e sono i dipendenti dei locali della zona della movida, in centro». Marco Belotti, titolare di una birreria, porta la sua testimonianza delle mille difficoltà ad andare avanti. «Ho sei dipendenti con il contratto in scadenza e non potrò rinnovarlo a tre di loro, per il momento. Qui in centro i locali del food and beverage hanno gli stessi numeri di una fabbrica, per quanto riguarda la forza lavoro. E dovrebbero trattarci come se fossimo una fabbrica, ma non è così: qui non succede niente». Al caro bollette, che «non è più concepibile», si aggiunge «il trattamento del Comune, che ci sta tartassando con la riduzione degli orari di lavoro. Chi fa una determinata attività, come cocktail bar e birreria, non può chiudere a mezzanotte, perché si comincia a lavorare alle 23. Qui i ragazzi non vengono più. Stanno distruggendo quello che era il più grande centro del food and beverage. E in queste condizioni non posso pensare di stare aperto solo alcuni giorni a settimana, come fanno altri, perché dovrei licenziare tutti. Non so quanti locali arriveranno ad aprile», conclude Belotti.
Anche Mario Palladinetti ha già dovuto fare i conti con l’aumento delle bollette. Quella dell’energia elettrica «prima si aggirava sugli 800 euro, mentre ora siamo arrivati a 1.900, dal mese di ottobre ad oggi. Si va verso la triplicazione delle somme e sta diventando pesante», dice dalla zona della movida, «anche perché gli aumenti hanno riguardato anche il gasolio e i fornitori». Somme da pagare che crescono e crescono ancora, «ma noi non abbiamo lavorato», per via del Covid, e «alcuni hanno preferito fermarsi, chiudere per un po’. Sta aumentando tutto e tutto insieme, senza gradualità. Io sono stato chiuso per lavori e probabilmente mi è convenuto. Qui si cerca di mantenersi in piedi ma non so quanto si potrà sopravvivere anche perché se nel 2020 ci hanno fatto stare chiusi e ci hanno assicurato degli aiuti, adesso siamo aperti ma senza clienti. Le strade della movida sono vuote. E, considerato che dovremo aumentare i prezzi, già sappiamo che i consumatori non capiranno. Ma non sanno che noi non ce la facciamo, con le spese». (f.bu.)