E Salvini fa il pieno a Vasto e Lanciano

Il ministro su Pupillo per la mancata concessione della piazza: qui c’è un sindaco poco democratico
LANCIANO . «È commovente vedere tutta questa gente, vuol dire che è tanta la voglia di cambiamento». Sono un bagno di folla anche le ultime due tappe del tour elettorale del ministro e leader della Lega, Matteo Salvini. In piazza Diomede a Vasto si contano mille persone, a Lanciano in serata la cifra è anche superata. Eppure il preavviso è stato poco, tanto da non aver dato il tempo di presentare le autorizzazioni richieste per piazza Plebiscito, con il Comune di Lanciano che –a differenza di quello di Vasto - non ha “chiuso un occhio” per il ministro dell’Interno. «Abbiamo dovuto ripiegare su un cinema al chiuso perché qui c’è un sindaco poco democratico», non si fa sfuggire l’occasione di una frecciata Salvini, «la prossima volta andremo in piazza e daremo al sindaco lezioni di democrazia». Sulla città intanto inizia a cadere la pioggia. Il cinema Ciakcity, nel quartiere periferico di Santa Rita, viene preso d’assalto. I 700 posti disponibili in sala 1, la più grande in assoluto della città, finiscono presto. In circa 400 rimangono fuori, sotto gli ombrelli, ad attendere l’arrivo del leader del Carroccio da Vasto. In sala sventolano le bandierine della Lega, le donne immortalano il momento in un selfie. «Da giovane ero missina, ma dopo Almirante il vuoto. Con Matteo Salvini ho ritrovato un leader carismatico», dice Susanna, milanese trapiantata a Fossacesia. Dal paese costiero arriva un nutrito gruppo di simpatizzanti. Marco, Lorenzo e Francesco si definiscono «salviniani della prima ora, ci rispecchiamo perfettamente in lui, porti chiusi e prima gli italiani. Noi ci svegliamo alle 6 per andare a lavorare, non stiamo a spasso come i migranti ospiti dei centri accoglienza della zona». «Ci aspettiamo un cambiamento», dicono Daniele e Antonella, da Atessa, «c’è bisogno di rimettere regole e che queste vengano rispettate. Vogliamo mandare i nostri figli in giro sapendo che sono al sicuro». «Matteo Salvini non si fa confondere la testa dagli altri», dice Esterina, pensionata di Rapino, che spera nella pensione di cittadinanza. Il capo della Lega si fa attendere per quasi un’ora. Prima di entrare nel cinema sale in piedi su una cassa e con un altoparlante saluta i tanti che non hanno trovato posto dentro: «Ce la metterò tutta per restituire l’Abruzzo agli abruzzesi e ad evitare i problemi che la sinistra e il Pd vi hanno lasciato in questi cinque anni». In sala lo accolgono applausi e strette di mani. Dopo l’intervento del candidato presidente del centrodestra, Marco Marsilio, inizia a snocciolare i temi a lui cari. Ricorda i 10 milioni per i familiari delle vittime di Rigopiano «dopo due anni di chiacchiere», la legge sulla legittima difesa in dirittura d'arrivo, l’arresto di Cesare Battisti, gli sbarchi degli immigrati. «Più ne partono e più muoiono», scandisce, «donne e bambini che scappano dalla guerra li facciamo arrivare in aereo, ma i porti restano chiusi per i delinquenti». E su reddito di cittadinanza e pensioni minime: «Stiamo facendo quello che faceva la sinistra di una volta». Quindi si arriva all’appuntamento elettorale del prossimo 10 febbraio. «Non guardo i sondaggi», dice Salvini, «ma me ne hanno consegnato uno e non siamo messi male». «Mi ha contattato la trasmissione “Chi l’ha visto?”», scherza poi, «in Abruzzo non c’è più traccia di D’Alfonso». «I nostri candidati sono persone normali, scegliete loro fra 21 giorni», dice ancora il leader leghista, «almeno una volta al mese lasceranno gli uffici e gireranno l’Abruzzo per ascoltare i problemi della gente. Sanità, strade, ospedali, trasporti. Qui ci sono posti di mare bellissimi, ma per fare Roma Pescara in treno fai prima ad andare a Tokyo», sottolinea. «Prima gli abruzzesi, prima gli italiani», si congeda dopo 28 minuti. Ma non è ancora il tempo di andare via, prima vengono le foto e i selfie. E in fila si mettono praticamente tutti, ragazzi, donne e perfino bambini, ad aspettare pazientemente il loro turno. Salvini ha un sorriso, una stretta di mano e una pacca per ognuno: «Mi fate fare il lavoro più bello del mondo».

