E spuntano anche gli “sciacalli” del latte

15 Marzo 2020

Attivata una casella di posta dove segnalare chi approfitta dell’emergenza per fare affari d’oro

PESCARA. Con l’emergenza c’è chi come in guerra approfitta della situazione di difficoltà e arriva addirittura a speculare sui generi alimentari di prima necessità come il latte. Lo denuncia Coldiretti nel segnalare «insostenibili richieste di riduzione del prezzo pagato agli allevatori proprio mentre i supermercati vengono presi d’assalto e nelle stalle si continua a mungere per garantire le produzioni e i rifornimenti nelle dispense degli italiani».
Una situazione che genera preoccupazioni in tutta Italia e anche in Abruzzo, dove si contano circa 4mila allevamenti bovini di cui oltre 500 specializzati nella produzione di latte. «Con i cittadini in fila proprio per acquistare gli alimenti base della dieta, il pretesto della chiusura di bar e ristoranti per disdire al ribasso unilateralmente i contratti è inaccettabile in un momento in cui il Paese», sottolinea la Coldiretti, «ha bisogno del latte italiano».
Per l’associazione c’è «purtroppo chi cerca di sfruttare il proprio potere contrattuale per pagare prezzi stracciati alimenti deperibili come latte, la cui produzione non può essere fermata nelle stalle. Una manovra vergognosa di chi, violando anche il principio base della solidarietà nazionale nei momenti di crisi, tenta di riempirsi le tasche approfittando delle difficoltà del Paese».
La Coldiretti ha già informato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova ed allertato tutte la rete organizzativa a livello nazionale, con uffici provinciali e locali, per monitorare gli attacchi contro le stalle attivando una casella di posta sos.speculatoricoranavirus@coldiretti.it per raccogliere informazioni e segnalazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario se non verranno fornite adeguate motivazioni. Chiede inoltre «l’intervento della guardia di finanza ma anche l’esclusione dei responsabili di comportamenti scorretti da qualsiasi forma di indennizzo economico che il governo metterà in campo per affrontare l’emergenza coronavirus. In gioco c’è il futuro di un settore che, a livello nazionale produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte di mucca». (c.s.)