Eccidio di Colle Pineta, il ricordo dei partigiani uccisi: «Custodi della nostra libertà»

12 Febbraio 2026

La commemorazione dei nove martiri fucilati a Pescara 82 anni fa. Il più giovane aveva 17 anni. Il presidente Palombaro (Anpi): «Ogni anno aumentano i conflitti, forse abbiamo sbagliato qualcosa»

PESCARA. Non erano eroi di professione. Erano dei semplici ragazzi, alcuni poco più che adolescenti, che scelsero di non piegarsi di fronte all’oppressione. Così la cerimonia di ieri mattina a Colle Pineta ha ricordato i 9 partigiani teatini fucilati l’11 febbraio del 1944, nel luogo stesso del loro sacrificio. Sotto una pioggia sottile e costante, davanti al Cippo che ne custodisce la memoria (nel cortile della scuola primaria “11 febbraio 1944”), si è svolto l’82° anniversario dell’eccidio dei martiri appartenenti alla formazione Banda Palombaro. Erano presenti, fra gli altri, il sindaco Carlo Masci, il viceprefetto vicario Marisa Amabile, il sindaco di Chieti Diego Ferrara, il presidente provinciale Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) Nicola Palombaro, il consigliere comunale Claudio Croce (Fi), il consigliere regionale Antonio Blasioli (Pd) e gli alunni della scuola che hanno portato fra le mani le fotografie dei giovani fucilati. I loro nomi sono stati scanditi uno a uno, di fronte ai centinaia di presenti: Nicola Cavorso e Vittorio Mannelli, entrambi di 23 anni; Raffaele Di Natale, 30 anni; Massimo Beniamino Di Matteo, appena maggiorenne; Pietro Cappelletti, 28 anni; i fratelli Alfredo e Aldo Grifone, (23 e 20 anni); Stelio Falasca, 18 anni e, per ultimo, Aldo Sebastiani, 17 anni.

LA STORIA

I giovani facevano parte della banda di partigiani costituitasi a Chieti nel settembre del 1943; furono catturati tra il 13 gennaio e il 3 febbraio del 1944 e rinchiusi nelle carceri di San Francesco a Chieti, dove furono poi sottoposti a torture. Processati il 9 e 10 febbraio dello stesso anno, vennero condannati a morte – quindi fucilati nella cava di argilla di Colle Pineta – e sepolti in una fossa comune. Solo 6 mesi dopo, grazie alla testimonianza di chi assistette di nascosto al martirio, i familiari riuscirono a ritrovare e riesumare i corpi.

la cerimonia

Ad aprire la cerimonia è stata la dirigente scolastica Rossella Di Donato: «Portare avanti la memoria significa ricordare che la storia non è solo quella che si studia nei libri di testo, ma è quella che le nostre comunità hanno vissuto. Ogni anno ci diciamo: “Speriamo che il prossimo anno saremo qui a festeggiare una condizione storica migliore”. E, invece, ci troviamo con nuovi conflitti». La cerimonia è proseguita con l’Inno nazionale, cantato anche dagli studenti. Don Mauro Pallini ha poi benedetto la corona d’alloro, deposta dalle autorità sul monumento dedicato ai partigiani. Nel suo intervento ha voluto trasmettere un messaggio ai ragazzi: «Ricordate che nelle cose bisogna crederci. Portate tra le mani le foto dei partigiani e mi auguro che quei valori siano fatti vostri». Sulla stessa linea il presidente Palombaro: «Chi ha fatto la resistenza ha partecipato perché non voleva più il razzismo e l’eliminazione di tutte le libertà. Se ogni volta ci troviamo qui sperando di fare una festa di pace e, invece, dobbiamo aggiungere altri conflitti, forse abbiamo sbagliato qualcosa: è su questa riflessione che dobbiamo lottare». Sono poi intervenute le autorità civili. «Dopo un lungo periodo di pace che il nostro continente ha attraversato», dichiara il sindaco Ferrara, «siamo circondati da nuove guerre, nuovi orrori e atrocità che solo il genere umano sa infliggere a sé stesso. Stiamo osservando, a livello planetario, un’umanità tenuta in ostaggio da persone che comandano e che, dunque, possono entrare nel manuale psichiatrico americano: sono dei narcisisti patologici e migliaia di giovani stanno morendo per colpa loro». A chiudere gli interventi è stato il sindaco Masci che ha citato Martin Luther King e Nelson Mandela: «Nessuno di noi nasce con l’odio dentro: l’odio si impara. Le guerre creano devastazioni, è vero, ma creano anche eroi e loro si sono sacrificati per la nostra libertà e la nostra democrazia. Oggi ci troviamo qui per dire: Pescara non dimentica».