«Ecco i progetti per far riaprire le Terme»

13 Settembre 2022

Il gruppo Pd e l’ex sindaco Mazzocca presentano tre proposte per sbloccare l’impianto chiuso da anni

CARAMANICO. Ieri il gruppo consiliare del Partito democratico, il gruppo comunale Uniti per Caramanico e l’ex sindaco Mario Mazzocca hanno presentato delle proposte incentrate sul futuro delle terme, chiuse da anni a causa del fallimento dell’ex concessionaria con evidenti ripercussioni su una parte dell’offerta turistica abruzzese. «Il crack della società delle Terme e la conseguente chiusura del complesso», hanno detto, «non giustificano l’atteggiamento passivo di giunta regionale e Comune di Caramanico, che stanno dando prova di inerzia impelagandosi in attività istituzionali confuse, inconsistenti e indecifrabili, prive di prospettive che garantiscano una concreta soluzione del problema già dalla prossima estate. La curatela fallimentare auspica che si possa procedere alla vendita dei beni del fallimento in autunno. Se costi e tempistiche precludono di fatto la riattivazione delle terme in capo alla stessa curatela, è altresì probabile, come spesso accade nelle aste, che non vada a buon fine la prima vendita, anche perché la cessione dello stabilimento svincolata dalla concessione delle acque, in capo alla Regione e anch’essa da assegnare con evidenza pubblica, rischia di rendere poco appetibile l’investimento per i privati. Un ulteriore ritardo che potrebbe infliggere un colpo fatale all’economia della comunità di Caramanico e dell’intero comprensorio della Maiella».
«Per questo intendiamo proporre, con spirito costruttivo, alla maggioranza di centrodestra e all’opinione pubblica tre strade alternative», hanno spiegato i consiglieri regionali Antonio Blasioli e Silvio Paolucci e il gruppo Uniti per Caramanico, «la prima fa riferimento alla legge regionale 15/2002. L’articolo 67 prevede che la Regione, attraverso la Fira, possa sottoscrivere quote di partecipazione nelle società termali. In sostanza si potrebbe attuare per qualche anno una gestione in house delle terme. La seconda strada riguarda sempre la Regione. Se questa venisse in possesso, mediante esproprio, dei beni necessari all’attività termale, oltre a quelli pertinenziali che già le spettano per legge, potrebbe indire un unico bando tanto per lo stabilimento termale, che per la concessione delle acque».
«L’ultima opzione, senz’altro più complessa ma quantomeno da verificare», hanno aggiunto i consiglieri, «sarebbe quella del partenariato pubblico-privato, che dovrebbe coinvolgere la curatela e avrebbe bisogno di un vaglio del giudice fallimentare». «C’è infine la questione della piscina termale pubblica, la cui realizzazione (relativamente al primo lotto) all’interno del parco termale era stata finanziata nel 2017 dalla giunta D’Alfonso con un importo pari a 600mila euro», ha concluso Mazzocca, «a oggi i lavori non sono stati ancora avviati, pur essendo stati appaltati alla fine del 2019 dal Comune di Caramanico».