Ecco i quattro angeli della solidarietà

Marta, sotto le macerie per ore, fa la volontaria. Federico ha detto “no” ai missili. Carlo e Niva hanno perdonato i loro aggressori
PESCARA. Pace, perdono, volontariato, rinascita. Sono i grandi valori a cui è stata ispirata la 13esima edizione del premio nazionale “Domenico Allegrino”, che si è svolta ieri sera, al teatro Circus di Pescara, su iniziativa dell'associazione intitolata all’ex sindaco di Pescara di cui ricorre il ventennale della scomparsa. Il riconoscimento viene assegnato ogni anno a persone comuni che hanno scelto di aprirsi alla vita, donarsi agli altri e sacrificarsi per una società migliore.
«Il premio è stato ideato per ricordare la figura di mio padre Domenico, un uomo che ha creduto nella solidarietà come missione e ha operato, dandone esempio concreto, in ogni aspetto della sua vita», ha sottolineato la presidente dell’associazione, Antonella Allegrino, «I suoi insegnamenti continuano a essere un faro per noi e per le tante persone che si impegnano in attività di volontariato e vicinanza ai più deboli. Lo ricordiamo ogni anno portando all’attenzione di tutti persone comuni, ma speciali perché hanno avuto quel particolare coraggio di sacrificare una parte di se stesse per dedicarsi agli altri o per riaffermare il valore della vita”. Il riconoscimento, consistente in un’opera realizzata dall’artista Nadia La Torre, è stato assegnato quest’anno a Marta Edda Valente, giovane donna di 33 anni di Bisenti, rimasta sotto le macerie per 23 ore dopo il crollo di un palazzo all’Aquila, causato dal terremoto del 6 aprile 2009. Marta è tornata a camminare dopo un lungo e faticosissimo periodo di riabilitazione, ha ripreso in mano la sua vita e ha messo la sua esperienza al servizio degli altri, svolgendo attività di volontariato e seguendo un corso da coach motivazionale, convinta che «donare è ricevere e ricevere è dare». Premiato anche Federico Di Iorio, ingegnere aerospaziale di 29 anni di San Nicolò, che vive e lavora a Torino. Il giovane è stato protagonista di un gesto molto coraggioso quando era ancora disoccupato: a un passo dall’assunzione in un consorzio europeo per la costruzione di missili e armi per la difesa, ha deciso di rifiutare per contribuire «alla costruzione di una società non violenta». Il premio, infine, è stato assegnato a Carlo Martelli, medico di 69 anni, e alla moglie Niva Bazzan, che nel settembre scorso furono rapinati e seviziati da una banda di malviventi nella loro villa alla periferia di Lanciano. I coniugi, mentre erano ancora in ospedale per le ferite riportate, hanno dichiarato di perdonare gli aggressori, nonostante le violenze subite. Dopo la consegna del premio è stata ricordata la figura di Domenico Allegrino dai familiari, dai dipendenti della Sogeda, l’azienda fondata dall’imprenditore a San Giovanni Teatino, dai rappresentanti della sezione di Pescara dell’Associazione italiana arbitri, a lui intitolata e di cui ha fatto parte, davanti a una platea affollata. La seconda parte della serata è stata dedicata al musical “La mia vita...che capolavoro!”, ispirato alla vita di Domenico Allegrino e portato in scena dal laboratorio teatrale, dalla band musicale e dal corpo di ballo del liceo “Misticoni-Bellisario" di Pescara, con la regia di Federica Vicino e la sceneggiatura di Paola Mirabilio. Scritto da Antonella Allegrino, narra la storia del padre, del suo appassionato impegno a favore dei più deboli, della forza e il coraggio con cui ha affrontato gravissimi problemi di salute. Scene di vita vissuta hanno trasmesso gioie, paure e speranze al pubblico in platea, in un crescendo di emozioni che si è concluso con un messaggio forte e autentico: donarsi agli altri restituisce amore. «Il titolo del musical è ispirato a una frase scritta da mio padre in un’agendina che abbiamo ritrovato dopo la sua scomparsa», ha spiegato la figlia, «C’era scritto: “La mia vita è un capolavoro perché ho sempre amato”. Questo è stato Domenico Allegrino, uomo, padre, marito, imprenditore e politico esemplare, che non ha mai smesso di credere nella vita anche di fronte ai gravissimi problemi di salute che lo hanno costretto a subire due trapianti di fegato».

