Ecoemme, tempo scaduto Processo in prescrizione

La procura costretta a chiedere il non doversi procedere, sentenza il 23 ottobre L’ex sindaco Cordoma e il consigliere regionale Sospiri i principali imputati
MONTESILVANO. Tempo scaduto per il processo sull'Ecoemme, la società pubblica-privata per la raccolta dei rifiuti di Montesilvano, composta da Comune (49,86 per cento), Comunità montana Vestina (2,31) e Deco spa di Spoltore (47,83). Ieri anche l'accusa si è dovuta sostanzialmente arrendere, prendendo atto che la giustizia è arrivata fuori tempo massimo.
Il pubblico ministero Andrea Papalia ha, infatti, chiesto per i nove imputati il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Secondo l'accusa, l'Ecoemme è stata gestita "in palese illegalità" dal giorno della sua nascita, il 7 agosto del 1998 senza una gara d'appalto: una «posizione egemonica e monopolistica», sostiene la procura, che avrebbe garantito ai Di Zio «un vantaggio di sette milioni di euro» in dieci anni. I due principali imputati sono l'ex sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma e il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, accusati di avere favorito il predominio dei Di Zio attraverso la Ecoemme. In cambio di che cosa? I due, secondo l'accusa, avrebbero ricevuto 10mila euro dalla Deco il 28 ottobre del 2008, quale finanziamento per le elezioni regionali (regolarmente formalizzato) e «comunque la disponibilità al versamento, all'occorrenza, di ulteriori risorse finanziarie utili e necessarie al predetto schieramento politico, che sarebbero loro state assicurate dal gruppo Di Zio anche per il futuro». La squadra mobile, due volte, il 25 giugno 2010 con l'ex dirigente Nicola Zupo, e il 3 gennaio 2011 con Pierfrancesco Muriana, chiese gli arresti domiciliari per Sospiri e Cordoma ma la procura non ritenne necessarie le esigenze cautelari. Un procedimento lumaca quello sull'Ecoemme, ripartito anche da zero per la mutata composizione del collegio giudicante. Il 23 ottobre ci sarà la sentenza del tribunale collegiale, presieduto dal giudice Rossana Villani, che metterà dunque la pietra tombale su una vicenda penale che si trascina da anni. Papalia, che ieri sostituiva la titolare dell'inchiesta, la procuratrice aggiunta Anna Rita Mantini, ha però chiesto la condanna per gli illeciti amministrativi delle società Deco Spa del gruppo Di Zio e Ecologica Srl di Giordano De Luca, ma la scure della prescrizione che, a meno di una sentenza di assoluzione, cancellerà con un colpo di spugna le accuse di corruzione a carico dei nove imputati, rappresenta sicuramente una sconfitta per la giustizia. A conti fatti, la sentenza di primo grado arriverà a distanza di ben sette anni dalla richiesta di processo da parte della procura e a dieci anni dall'apertura del fascicolo d'indagine sull'Ecoemme a seguito di un esposto su presunte irregolarità. Tempi biblici, che scoraggiano i cittadini e minano il rapporto di fiducia con la giustizia. Oltre a Sospiri e Cordoma, sono imputati Massimo Sfamurri, presidente di Ambiente Spa; Antonello De Vico, ex sindaco di Farindola; Ettore Paolo Di Zio, ex consigliere del cda di Ecoemme; Ettore Ferdinando Di Zio, imprenditore; Fabio Savini, ex vice presidente del cda di Ecoemme; Paolo Cucculelli, tecnico della Comunità Vestina; Giordano De Luca, ex consigliere del cda di Ecoemme. Le difese puntano sull'assoluzione. Se dovesse andare male ci penserà la prescrizione, con buona pace della ragionevole durata del processo.

