«Edilizia, Sos per 5mila addetti»

Ance: con il nuovo codice degli appalti, le piccole imprese locali rischiano di essere spazzate via
PESCARA. Con l’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti, che ha riscritto la disciplina dei contratti pubblici all’insegna della digitalizzazione, 5mila lavoratori del settore delle costruzioni rischiano di essere spazzati via dai grandi gruppi internazionali.
La denuncia è dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, che nel corso del seminario che si è tenuto ieri pomeriggio, nella sede della Formedil, ha tracciato un quadro a tinte fosche del comparto. I dati dell’Ance fotografano un segmento che oggi, tra Pescara e provincia, può contare su un volume di fatturato di 170 milioni di euro all’anno, forte di 450 imprese e 5mila addetti tra lavoratori dipendenti (3mila 500) e autonomi (1.500). Complessivamente, tra la filiera dell’edilizia e il comparto costruzioni si arriva a muovere 550 milioni l’anno, la cui ricaduta sul commercio è pari a 230 milioni. Questo vuol dire che, sempre secondo fonti Ance, oltre la metà del Pil del capoluogo adriatico deriva dall’edilizia. Tuttavia, con la digitalizzazione della filiera, in particolare con il progressivo utilizzo di strumenti elettronici specifici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, il cosiddetto Bim (Building Information Modeling), di pari passo aumentano le preoccupazioni degli addetti ai lavori. «L’Italia ha adeguato il sistema delle costruzioni ed era ora», sottolinea il vicepresidente Ance Pescara, Paolo Di Cintio, «il Bim è entrato nel codice degli appalti e non ci saranno più progetti sbagliati e varianti in corso d’opera.
Una cosa è certa però: prima che quei 4 o 5 commi entrino in vigore passeranno ancora tanti anni perché, a oggi, non c’è alcun obbligo in capo alle stazioni appaltanti di applicare il sistema Bim. L’adozione di queste modalità implica l’uso di tecnologie informatiche e competenze per le quali è necessario un investimento più che significativo. Ma oggi non esistono stazioni appaltanti che hanno tale disponibilità, idem imprese e studi professionali. E qui sta l’inghippo che, per il momento, tiene Bim al palo: tutto il lavoro svolto è solo letteratura». Al seminario, oltre a Di Cintio hanno partecipato Vittorio Gervasi, direttore Formedil Pescara, il geologo Fabio Duronio; Tiziana Finaguerra, presidente del collegio dei geometri, Maurizio Vicaretti presidente dell’ordine degli ingegneri, l’architetto Fabrizio Mulone e l’ingegner Andrea Ferrara. «Le potenzialità del Bim sono enormi», prosegue Di Cintio, «dalla certezza delle regole alla sicurezza degli edifici, dalla creazione di figure professionali specifiche alla evidente ricaduta occupazionale, dalla “sanificazione” di ambienti, spesso affetti da figure malavitose, alla gestione trasparente degli appalti. Tuttavia, oggi nessun attore ha la solidità finanziaria per consentire al progettista i 6 mesi necessari a redigere un progetto in luogo dei 30 giorni concessi oggi dalla committenza e nessun comparto può rigenerarsi con milioni di investimento propri. Questo vuol dire che a lavorare saranno solo i mega studi degli archistar». Oppure che torni in scena la politica, con un piano strategico nazionale che può essere promanato solo con la macchina dello Stato: progetti di studio e di fattibilità, piani guida e fondi, programmi di orientamento pensati e attuati dal governo.
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